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Il governo Gentiloni

Ciao a tutti e bentornati, oggi parliamo del nuovo governo, con premier Gentiloni, che chiederà la fiducia alle camere in questi giorni.

Alla fin fine è una sorta di rimpastino del governo Renzi, ma con alcune differenze non banali. Vediamone quindi la composizione:

Paolo Gentiloni – Presidente del consiglio

Ministro degli esteri del governo Renzi, è stato scelto non solo perché d’esperienza e con rapporti internazionali, ma in quanto è vicino sia a Renzi che a Franceschini, ha buoni rapporti con Bersani e quindi con la minoranza dem, con i centristi e con FI. Insomma, sta bene un po’ a tutti. Sa bene qual’è il suo compito: agevolare le forze politiche alla ricerca di una nuova legge elettorale. Nel frattempo cercherà di sistemare alcune cose al livello economico, sociale, internazionale. Poi al voto.

Maria Elena Boschi – Sottosegretario alla presidenza del consiglio

In campagna elettorale aveva detto che avrebbe lasciato in caso di vittoria del No. Invece cambia solo incarico. Fondamentalmente viene promossa, in quanto diventando sottosegretario alla presidenza del consiglio, avrà il compito di reggere e gestire il governo. Insomma chi “comanda” davvero è lei. Avrà un ruolo più dietro le quinte, ma più importante. Vero che questo dovrebbe essere un governo più snello e con un compito veloce da svolgere per poi andare al voto.

Angelino Alfano – Ministro degli affari esteri

Passa dagli interni agli esteri. La motivazione di questo passaggio la discutiamo sotto. Posso solo dire che sono preoccupato.

Marco Minniti – Ministro degli interni

Era sottosegretario con delega ai servizi segreti, viene promosso. La motivazione la vediamo dopo.

Valeria Fedeli – Ministro dell’istruzione

E’ il vicepresidente del senato, eletta in Toscana, è più vicina alla minoranza dem. Ne fa le spese Stefania Giannini.

Anna Finocchiaro – Ministro dei rapporti col parlamento

Prende il posto di Maria Elena Boschi, ma solo per questa delega. Evidentemente premiata per l’impegno sulle riforme ed ha buoni rapporti con la minoranza dem.

Claudio De Vincenti – Ministro della coesione territoriale e del mezzogiorno

Aveva già un ruolo nel governo Renzi. Gli viene dato un nuovo ministero, verosimilmente per cercare di tamponare il “problema sud”, che è emerso anche in campagna elettorale.

Luca Lotti – Ministro dello sport con deleghe su editoria e Cipe

Ecco, Lotti viene declassato, ma non tolto dal governo. Le deleghe che aveva come sottosegretario, si trasformano in ministero.

Riconfermati: Andrea Orlando (Giustizia), Roberta Pinotti (Difesa), Pier Carlo Padoan (Economia), Giuliano Poletti (Lavoro), Carlo Calenda (Sviluppo economico), Maurizio Martina (politiche agricole), Gianluca Galletti (ambiente), Graziano Delrio (Infrastrutture), Beatrice Lorenzin (Salute), Dario Franceschini (Cultura), Marianna Madia (PA), Enrico Costa (Affari regionali).

Quindi in sostanza le uniche “teste che cadono” sono quelle di Renzi e Giannini. Gli altri o riconfermati o spostati.

I renziani non potevano accettare di avere meno peso, perciò Lotti e Boschi vengono spostati.

Lo spostamento di Alfano e l’ingresso agli interni di Minniti, può essere spiegato in questo modo: Da un lato c’era la necessità di coprire gli esteri, su cui Gentiloni ha preferito non assegnarsi le deleghe, dall’altro NCD non voleva perdere peso nel nuovo governo, ma dato il loro impegno nel referendum, andato male, dovevano cambiare qualcosa e quindi hanno chiesto ed ottenuto gli esteri.

Se poi ci siano state anche pressioni da parte del capo delle polizia e di altre alte cariche di forze dell’ordine e prefetture per questo spostamento, non possiamo saperlo.

Comunque io sono preoccupato. Già agli interni Alfano aveva fatto delle belle gaffe, tra cui il caso Shalabayeva. Speriamo non faccia troppi danni agli esteri, anche se un incontro tra lui e il ministro inglese sarebbe da ridere.

Sparisce il ministero delle riforme, anche perché c’è da fare solo la legge elettorale. Bisognerà vedere se tra sottosegretari e viceministri qualcuno avrà la delega o meno. Nel caso venga data a qualcuno, può essere che sia Roberto Giachetti.

La minoranza dem chiedeva discontinuità, è stata in parte accontentata con gli ingressi di Fedeli e Finocchiaro. C’è da vedere se gli basterà.

Ma, anche se sembra molto simile, il governo Gentiloni ha una differenza sostanziale rispetto a quello di Renzi: si regge su 2 gambe e non su 3.

Infatti tutti i ministri sono o del PD o di NCD-UDC. Non c’è nessuno di ALA-SC.

Qualcuno dirà che anche prima era così. Sì, ma dobbiamo ripercorrere la storia.

All’inizio del governo Renzi, SC aveva il suo segretario Stefania Giannini come ministro dell’istruzione, e una serie di viceministri (Enrico Zanetti all’economia) e sottosegretari.

Ad un certo punto, c’è stata una diaspora, con molte persone che hanno lasciato SC per entrare nel PD. Tra queste la stessa Giannini. Altri, tra cui il nuovo segretario Zanetti, si sono opposti, ma hanno continuato a dare la fiducia al governo, senza chiedere nulla, probabilmente per non dare problemi ad un governo già esistente.

Ma qualche mese fa, SC ha unito il proprio gruppo ad ALA di Verdini. E adesso volevano poltrone.

Sarebbe stato anche facile, bastava mettere Valentina Vezzali allo sport (cosa che avrei anche gradito, sinceramente).

Invece, Gentiloni ha preferito non dargli niente, probabilmente per non dare adito a polemiche con la minoranza dem, inserendo Verdini e i suoi nel governo.

Conseguenza? SC-ALA non voterà la fiducia al governo. E questo potrebbe essere un problema al senato.

A meno che non riesca a riconquistarli dandoci viceministri e sottosegretari, ma è tutto da vedere.

Vediamo cosa riuscirà a fare il governo Gentiloni, intanto diamogli un in bocca al lupo di buon lavoro!

Con questo è tutto, alla prossima!

il governo Gentiloni
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