Le mie idee per una riforma seria del mercato del lavoro, sono costituite da 3 punti:
1 Per superare dualismo posto fisso-precariato, creazione di un sistema premiante-punitivo, basato sul second chance:
Si assegna a ciascuno dei compiti e ogni tot tempo (dipende dal tipo di azienda, ecc) si controlla se il lavoro è stato svolto.
– Se sì, il lavoratore viene premiato, rimanendo ovviamente a lavorare in azienda, con un premio che può consistere o in un aumento di stipendio, o in un avanzamento in carriera, o altro.
– Se invece il lavoro non è stato svolto, gli si dà un secondo tentativo, se non ci riesce neanche in quel caso, viene punito, o con una diminuzione dello stipendio, o con un degrado in carriera, o spostandolo ad altra mansione, o col licenziamento. Nel caso di licenziamento l’azienda dovrà comunque aiutarlo, insieme a sindacati e istituzioni, a trovare un nuovo lavoro, magari più incline alle sue capacità.
Con questo sistema il lavoratore è incentivato a lavorare di più e meglio per ottenere il premio e
mantenere il posto, e l’azienda ne giova perché aumenta la produttività e la qualità del personale.
2 Contratti personalizzabili tra singolo lavoratore e azienda a seconda delle esigenze delle parti, considerando anche il flexworking.
3 Un rappresentante dei lavoratori all’interno dei cda.
4 Introduzione del salario minimo.
Tutto accompagnato da un forte sistema welfare. Inoltre ci dovrebbe essere un unico sindacato dei lavoratori (come già diceva Luciano Lama) e un unico sindacato delle imprese.
Propongo inoltre di rivedere in modo complessivo il funzionamento stesso del mondo aziendale:
1 Cariche di presidente (o coordinatore di soci) date per un periodo limitato.
2 Presidenti scelti con votazione all’interno dell’azienda o almeno dei soci. Voto non basato sulla quota capitale, ma a persona singola e in relazione ad un programma specifico presentato.
3 Se uno o più soci o lavoratori hanno un progetto, devono poterlo proporre in azienda e viene votato. Se passa a maggioranza, viene realizzato, anche se il presidente non è d’accordo, e i proponenti vengono nominati coordinatori del singolo progetto.
Inoltre per uscire veramente dalla crisi economica in cui siamo e ripartire, c’è un solo modo: Fare politica industriale. Far ripartire investimenti pubblici e privati. Dire chiaramente quali sono quei 5-6 settori su cui puntare per il rilancio dell’economia e mettere il grosso delle risorse in quelli. A mio avviso i settori sono: ICT, Agroalimentare, Cultura e turismo, Tessile e moda, Energie rinnovabili
Altre idee: 1 Lotta ai trust ma incentivare collaborazioni e fusioni di aziende: L’Italia soffre di nanismo aziendale, e questo non va bene, per questo bisogna incentivare la deframmentazione, senza però favorire la nascita di trust.
2 Abolizione degli albi delle professioni: Non parlo di abolizione di titoli, ma solo degli albi, che favoriscono la nascita di lobby. Abolirli è il modo migliore per risolvere anche il problema del conflitto di interessi.
3 Mettere la regola di Adriano Olivetti in tutte le aziende pubbliche e private. Ovvero colui che prende di più nell’azienda deve prendere al massimo 10 volte di più di colui che prende di meno.
4 Mettere uno stop sia agli stipendi di calciatori e allenatori, sia alle cifre per l’acquisto del cartellino di un calciatore.
5 Impedire la costruzione e l’apertura di nuovi fast food di multinazionali.
6 Chi compie errori gravi e viene licenziato o si dimette, non può avere buonuscite.
7 Portare gli stipendi ai livelli della media europea.
8 Rivedere la distribuzione di utili: Prima si deve dare ai dipendenti quanto gli spetta, poi si rimpinguano le spese di capitale e si rimette una percentuale nell’azienda. Quello che resta deve essere diviso equamente tra i dirigenti e non a seconda della quota di capitale.
9 Premiare merito e capacità e non anzianità di servizio.
10 Contributi INPS facoltativi per i primi 2 anni per un giovane under 30 che apre un’impresa.
11 Incentivare l’utilizzo del crowfunding.
Faccio rientrare in questa pagina anche la mia idea di previdenza sociale: A mio avviso, uno stato dovrebbe investire la maggioranza delle sue risorse nella gioventù e agli anziani, ai pensionati, dare quello che basta per campare dignitosamente. Pertanto:
1 Dissociare il calcolo delle pensioni dal PIL
2 Stop alle pluri pensioni
3 Un’unica pensione per tutti, come in Australia, comunque ti chiami e qualsiasi cosa tu abbia fatto, data ad una determinata età e aggiornata periodicamente.
