Partiamo dalla Riforma delle scuole, fino alle superiori:
1 Sistema premiante-punitivo con second chance per le assunzioni e il mantenimento del posto: Sono contrario ai concorsi pubblici. E’ un dato di fatto che nel mondo del lavoro la parte più importante è data dal colloquio orale. Invece nei concorsi, spesso pilotati, tra l’altro, questo molte volte non c’è. Mentre sui contratti, si ritorna lì, nell’eterna sfida tra posto fisso e precariato. Ecco quindi come superare tutto questo:
– Creazione di una commissione docentesca che valuti i curriculum e assuma in base a quelli e ad un colloquio orale.
– Questionari di valutazione: A fine quadrimestre (prima della consegna della pagella), ogni docente, per ogni sua materia farà compilare (manualmente o su una piattaforma di e-learning) dei questionari anonimi in cui lo studente potrà dare valutazioni sulla materia, sul livello di insegnamento del professore, sul livello di qualità dell’aula e delle attrezzature di laboratorio, e dare dei suggerimenti. Alla fine dell’anno verrà fatta la media e se la media dei voti è maggiore di 6 al docente verrà dato un bonus nello stipendio.Se invece la media è minore di 6 gli verrà decurtato lo stipendio. Se invece la media è uguale a 6 sarà stabile.
– Durata dei contratti e formazione: I contratti dovranno durare un ciclo scolastico (5 anni elementari,
3 anni medie, 5 anni superiori). Se dopo tale periodo l’insegnante avrà avuto almeno 3 medie (per le superiori, 2 per le scuole medie) inferiori al 6, non potrà insegnare (una o più materie) per un determinato periodo, in quanto dovrà effettuare un corso di formazione e di aggiornamento.
– Supplenze brevi (cioè meno di un anno): Per le supplenze brevi, io le assegnerei agli insegnanti in carica nella scuola che ne necessità in quel momento. Ovvero manderei a fare la supplenza uno degli altri insegnanti che è libero in quelle ore, dandogli un bonus nello stipendio per quelle ore.
– Supplenze annuali: Si assume un docente come gli altri insegnanti e si fa la valutazione anche a lui. Poi alla fine dell’anno, se la valutazione è minore di 6, rimane in carica colui che c’è stato gli anni prima, altrimenti a fine agosto si fa una “gara” tra i due per avere la cattedra. Verranno quindi valutati dalla commissione docentesca, in base a curriculum, valutazioni ottenute negli anni e risultato di un’esame scritto+orale con gli argomenti della materia di cui intendono avere il
ruolo. Chi vince verrà assunto di ruolo, l’altro no. Se è un insegnante “di ruolo” a perdere, diventerà “precario”.
Per il primo ciclo scolastico in cui si introducono i questionari, si farà come è stato fatto finora.
2 Abolizione di tutte le graduatorie
3 Attività complementari: Direi di assegnarle sia ad insegnanti “precari”, sia ad insegnanti di ruolo, sia a stagisti universitari, dandogli un bonus per le ore di attività.
4 Sostegno: Utilizzare le tecnologie in base agli obbiettivi di e-education nell’Agenda Digitale Europea 2020 per semplificare la vita scolastica degli studenti bisognosi di sostegno non obbligandoli per forza a venire a scuola per non essere assenti. Questo porterà ad una progressiva mancanza di necessità di docenti di sostegno.
5 Digitalizzare, digitalizzare ovunque: I dettagli si trovano nell’opportuna pagina delle idee sull’Innovazione, ma è evidente che le scuole, dove si formano le generazioni future, sono i primi posti su cui investire massicciamente, a tutti i livelli. Dobbiamo prendere il sistema novecentesco che c’è ora e trasformarlo in uno moderno e proiettato verso il futuro.
6 Materie: – introduzione di storia della musica mondiale
– incentivare storia dell’arte, promuovendo anche gite in musei e gallerie d’arte. In licei scientifici ed
altre tipologie di secondarie di secondo grado, invece che disegno, introduciamo CAD, grafica computazionale e simili.
– Educazione fisica: Che tutte le scuole abbiano una palestra. Se poi hanno anche una piscina, ancora meglio. Rivoluzionare l’insegnamento, soprattutto a livello di superiori. Portare nelle scuole lezioni anche di sport e discipline come judo, karate, taekwondo, pugilato, scherma, tiro con l’arco. Introduzione di tornei scolastici seri, anche a livello regionale, nazionale, europeo e mondiale. Mi piacerebbe che ci fossero sfide tra docenti e studenti. Inoltre, vorrei che non fossero solo militari e forze dell’ordine ad allenare gli atleti per atletica, nuoto o ad altri sport, ma che fossero anche le scuole e le università.
– rafforzamento dell’insegnamento di lingue straniere, specialmente dell’inglese, già a livello d’infanzia. Introdurre gradualmente anche l’insegnamento di altre materie in inglese.
– Introduzione del coding, già dalla primaria.
– Introduzione dell’insegnamento dei principi di economia e finanza in tutte le scuole superiori.
– Rafforzare l’insegnamento di educazione civica e costituzione.
7 No all’autonomia in generale: Penso che aver dato autonomia alle Università abbia peggiorato le cose. Darla alle scuole sarebbe ancora peggio. Ci sarebbero ad esempio diplomati con lo stesso titolo che saprebbero cose diverse. In soldoni si creerebbero disparità. Altro discorso è invece dare autonomia alle scuole per quanto riguarda seminari e altri laboratori e percorsi extra curriculari, su cui invece sono d’accordo.
8 Rivoluzione nei programmi e nei metodi di insegnamento: – Storia: Alle elementari fare, anche se a livello elementare tutti gli avvenimenti principali fino ai nostri giorni e alle medie rivedere gli avvenimenti in maggior dettaglio, andando a focalizzarsi di più sugli eventi dell’età moderna e contempora-nea. Infine alle superiori, concentrarsi sulla storia recente. Inoltre bisogna rivedere i metodi e le strutture di insegnamento. La storia è una materia che non si può rinchiudere in dettati o in schemi fatti col gesso alla lavagna. Innanzitutto dobbiamo munire tutte le classi di tutte le scuole di proiettori, in modo tale che i docenti possano fare lezione con le slide e possano metterle, insieme
ad altro materiale didattico, in una piattaforma di e-learning. Dobbiamo sfruttare tutto il patrimonio che abbiamo. In Italia abbiamo musei, mostre, edifici storici, tutti i video dell’istituto Luce, personaggi storici o loro parenti ancora in vita. Fare una gita museale non può e non deve essere vista solo come un uso di soldi o visto dagli altri professori come una perdita di tempo. Anzi, deve essere vista come un arricchimento, come un metodo di fare lezione. Quindi, anche coinvolgendo i genitori, e nell’arco del possibile, dobbiamo far sì che non ci siano limiti di gite in un anno, se non legati a motivi di bilancio o simili. Gite anche al di fuori dell’orario scolastico e dei giorni di apertura scolastici. Questo non riguarda solo l’insegnamento della storia (penso ad esempio che un insegnante di educazione fisica potrebbe portare i propri alunni al museo del calcio di Coverciano), ma soprattutto essa. E le visite nel contesto cittadino devono essere gratuite. Inoltre bisogna aiutare i docenti a superare il tabù del video. Inutile stare ore a parlare di egizi, ad esempio, quando potrei dare agli studenti da vedere un documentario o un film su tale argomento e poi interrogarli su esso. Un prodotto audio o video ha lo stesso valore educativo di un documento o una pagina di un libro. Così come penso che si possa utilizzare anche il web per aiutare nell’insegnamento. Potrebbe essere utile creare un database, una sorta di enciclopedia online basata sulla storia, in cui uno
studente vi accede, cerca l’argomento che gli interessa e lì trova tutto quello che vuole su di esso. Perché wikipedia è generalista, e enciclopedie specializzate al momento nel web non ve ne sono.
Inoltre dobbiamo dare sia ai dirigenti scolastici, sia ai singoli docenti, sia ai rappresentanti di istituto la possibilità di fare eventi o lezioni con personaggi viventi.
– Geografia: Trovo sbagliato che nei licei scientifici ci sia Geografia solo il primo anno. Sapere dove si è e cosa c’è intorno a noi, ci aiuta a capire chi siamo e dove vogliamo andare. Spesso i programmi non vengono rispettati, proprio perché si dedica troppo tempo ad alcuni argomenti come fiumi, mari e montagne, e poi non basta quello per spiegare le regioni italiane, gli stati
europei e quelli del mondo. Allora, è bene rivedere tutto ciò. Bisognerebbe spiegare meglio l’UE, i suoi membri e i vantaggi portati dall’unione. Anche qui c’è bisogno di rivedere i metodi e gli strumenti educativi.
– Italiano: Ormai il programma di letteratura italiana è troppo vasto. Spesso gli insegnanti di quinta superiore, non riescono a fare la seconda parte del novecento, e a volta anche la prima. Questo lo
subiscono gli studenti al momento dell’esame, perché a volte sono costretti a non fare l’analisi del testo letterario perché a lezione non hanno fatto l’autore scelto dal ministero. Allora bisogna fare delle scelte e concentrarsi su quegli autori e su quelle opere che hanno avuto un maggior impatto.
Inutile andare a studiare opere di autori di seconda o terza categoria, per quanto apprezzabili, se poi uno studente non conosce Italo Svevo. Pertanto si riveda il programma, e si rivedano metodi e strumenti educativi, perché anche in tal caso bisogna valorizzare al meglio il grandissimo patrimonio che abbiamo in Italia.
– Filosofia: Per me un po’ di filosofia farebbe bene a tutti. Ma anche qui c’è da rivedere qualcosa. I programmi sono talmente vasti, che in 5a non ci si fa a vedere tutto, e i docenti sono costretti a fare delle scelte. Allora, le scelte facciamole a priori, concentrandosi sugli autori, le opere e i pensieri più importanti. Anche qui dobbiamo valorizzare al meglio il patrimonio italiano.
– Inglese: Non bisogna rafforzare solo l’insegnamento della lingua, ma anche la letteratura inglese.
Questi sono solo alcuni esempi, ci sono molto probabilmente altre materie il cui metodo d’insegnamento e i programmi meritano una revisione.
Passiamo quindi a parlare di Università: Le Università un tempo servivano a formare quella che sarebbe diventata la classe dirigente del paese. Adesso spesso non è più così. Vi sono enormi problemi, che poi spesso si riflettono nella società e ci fanno stare bassi in alcune statistiche.
Temo che alle Università sia stata data troppa autonomia. Al momento ci sono Università in rosso e altre floride, alcune formanti bene sia per il mondo della ricerca che per quello del lavoro, altre solo
per il mondo della ricerca, altre ancora neanche per quello.
Ci sono dei corsi dove c’è un sovraffollamento di persone e questo fa sì che poi non trovino lavoro nella società, e altri in cui c’è una carenza di persone e questo fa sì che ci sia una carenza nel mondo del lavoro. Ci sono dei corsi in cui c’è una carenza maschile e altri in cui c’è la carenza femminile. Questo si ripercuote nella società, perché noi vorremmo un mondo in cui in tutti i settori e in tutte le aziende ci fosse la parità di genere, ma questo, proprio per quanto detto prima, è
impossibile nei fatti.
Inoltre abbiamo una bassa percentuale di laureati e di laureati non fuori corso, che a livello europeo e mondiale.
Ecco quindi le mie idee per una Riforma del sistema universitario:
1 Tutti i corsi di laurea di tutte le facoltà di tutte le Università devono fare un test di ingresso attitudinale (serio, non come quelli che vengono fatti adesso che servono a poco) e devono entrare solo quelli che rispettano delle caratteristiche. Non a numero chiuso, ma flessibile, basato su una soglia. Ogni anno si chiederà agli esperti del settore, quant’è la domanda del mercato in tale settore
e si metterà come numero massimo questo. Però conterà anche la valutazione: Se uno sarà sotto una soglia di punteggio non entrerà comunque.
Bisogna poi impedire quel fenomeno di opportunismo che c’è adesso, in cui una persona fa un test ad esempio in medicina, non lo passa, va a fare un anno ad infermeria e poi l’anno dopo riprova a medicina. Questo non va bene, è ingiusto nei confronti di chi invece va ad infermeria seriamente. Quindi se una persona non supererà un test, potrà ovviamente riprovare l’anno successivo, ma se nel frattempo si iscrive ad un altro corso, dovrà continuare quest’ultimo, a meno che non rimanga bloccata (cosa che spiegherò a breve).
Può essere uno spunto di riflessione quello di mettere delle percentuali di iscritti donne e uomini da rispettare, proprio per essere sicuri di un riequilibrio nella società.
2 Bisogna inserire la meritocrazia: Se è vero che le Università hanno il dovere di mettere tutti gli
studenti nelle condizioni di potersi laureare in pari, e se è altrettanto vero che ci può stare un anno fuori corso, e se è altrettanto vero che se uno lavora ci può mettere anche il doppio del tempo rispetto al previsto, è altresì vero che c’è gente che è all’Università da sei o più anni, è alla triennale, e gli mancano ancora tanti esami.
E’ vero, queste persone continuano a pagare le tasse, ma ci fanno abbassare in classifica. Allora se vogliamo essere uno stato moderno, dobbiamo dire a queste persone che se non ce la fanno, forse hanno sbagliato indirizzo.
Pertanto, ritengo che sia necessario introdurre questi criteri:
Per le triennali:
– Se non sei uno studente lavoratore e non lavori:
– Se il tuo numero di CFU dopo 2 anni è < 60, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se il tuo numero di CFU dopo 4 anni è < 120, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se dopo 6 anni ti rimangono ancora più di 30 CFU, allora sei
bloccato. Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare
cambiando corso o facoltà o provando nello stesso corso di
un altro ateneo.
– Se sei uno studente lavoratore o lavori:
– Se il tuo numero di CFU dopo 4 anni è < 60, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se il tuo numero di CFU dopo 6 anni è < 120, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se dopo 8 anni ti rimangono ancora più di 30 CFU, allora sei
bloccato. Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare
cambiando corso o facoltà o provando nello stesso corso di
un altro ateneo.
Per le magistrali del 3+2:
– Se non sei uno studente lavoratore e non lavori:
– Se il tuo numero di CFU dopo 2 anni è < 60, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se dopo 4 anni ti rimangono ancora più di 40 CFU, allora sei
bloccato. Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare
cambiando corso o facoltà o provando nello stesso corso di
un altro ateneo.
– Se sei uno studente lavoratore o lavori:
– Se il tuo numero di CFU dopo 4 anni è < 60, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se dopo 6 anni ti rimangono ancora più di 40 CFU, allora sei
bloccato. Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare
cambiando corso o facoltà o provando nello stesso corso di
un altro ateneo.
Per le lauree di 5 anni a ciclo unico:
– Se non sei uno studente lavoratore e non lavori:
– Se il tuo numero di CFU dopo 2 anni è < 60, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se il tuo numero di CFU dopo 4 anni è < 120, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se il tuo numero di CFU dopo 6 anni è < 180, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se il tuo numero di CFU dopo 8 anni è < 240, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se dopo 10 anni ti rimangono ancora più di 30 CFU, allora sei
bloccato. Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare
cambiando corso o facoltà o provando nello stesso corso di
un altro ateneo.
– Se sei uno studente lavoratore o lavori:
– Se il tuo numero di CFU dopo 4 anni è < 60, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se il tuo numero di CFU dopo 6 anni è < 120, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se il tuo numero di CFU dopo 8 anni è < 180, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se il tuo numero di CFU dopo 10 anni è < 240, allora sei bloccato.
Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare cambiando
corso o facoltà o provando nello stesso corso di un altro
ateneo.
– Se dopo 12 anni ti rimangono ancora più di 30 CFU, allora sei
bloccato. Non puoi continuare in quel corso. Puoi provare
cambiando corso o facoltà o provando nello stesso corso di
un altro ateneo.
E così similmente per tutti gli altri casi.
Come si può vedere dai tempi dati dai criteri, non si va a danneggiare gli studenti o il loro diritto a laurearsi, in quanto i tempi sono piuttosto ampi. Si tratta solo di trovare un compromesso tra il diritto
di uno studente di laurearsi e quello di una società che non ha bisogno di “pesi morti” “parcheggiati” nell’Università pubblica, ma di persone formate e collocate nel proprio ruolo nella società.
3 C’è bisogno di un po’ di centralismo: la troppa autonomia ha causato enormi problemi. Dovere di uno stato moderno è quello di mettere gli studenti nelle condizioni di potersi laureare in tempo.
Il problema è che sempre meno gente riesce a laurearsi in tempo, per vari motivi. In alcuni casi è colpa dello studente, ed anche per questo bisogna introdurre i criteri di cui sopra. Ma in altri è colpa del sistema. Ci sono Università che hanno 4 appelli d’esame in un anno, e altre che ne hanno il doppio. Ci sono Università in cui i docenti in consiglio vogliono ridurre il numero di appelli d’esame e ridurre il numero di appelli di laurea, ma poi quando sono fuori, ti fanno dare l’esame anche al di fuori delle sessioni legali, e te lo fanno verbalizzare in quei mesi. Tutto ciò non va bene, serve una regia.
A mio avviso il ministero dovrebbe incidere di più su queste scelte.
A mio parere di appelli di laurea ne bastano 5 all’anno. Mentre di appelli d’esame, bisogna trovare il giusto compromesso tra la necessità del docente di non mettere troppi appelli perché se non
alcuni vanno non preparati “per provare”, e la necessità dello studente di poter riuscire a dare diversi esami. A mio avviso il numero giusto è 7 o 8 (approssimativamente Gennaio, inizio
Febbraio, fine Febbraio-inizio Marzo, Giugno, Luglio, inizio Settembre, fine Settembre-inizio Ottobre, con Aprile per gli studenti lavoratori).
4 Poi bisogna decidersi su quale sia il compito di un’Università. L’Università deve formare ricercatori oppure formare dal punto di vista lavorativo?
A mio avviso entrambi. Il problema adesso è che spesso e volentieri, le Università non formano per il mondo del lavoro. Penso ad esempio all’Informatica. Inutile che mi dai la possibilità di fare il tirocinio in azienda prima della tesi, se a livello lavorativo cercano sviluppatori web, sviluppatori di app mobile, o altre cose, e tali contesti a livello educativo non vengono insegnati. C’è bisogno che vengano anche insegnati gli elementi di teoria ed utili alla ricerca sì, ma che vengano anche insegnati quelli pratici, utili nel mondo del lavoro.
Per questo ritengo che potrebbe essere utile se fosse il ministero a dare le linee guida su cosa insegnare.
5 Infine penso che le Università siano un po’ sfilacciate e che invece sia opportuno creare una rete di Università che collaborino anche con le istituzioni per fare eventi. Ad esempio, l’Internet
Festival non può essere un’esclusiva di Pisa, quando un polo informatico importante è presente anche a Firenze e ce ne sono altri in tutta Italia. Allo stesso modo ritengo che sarebbe importante creare dei collegamenti migliori con le altre Università, a partire da quelle Europee.
