Governo Draghi o dei peggiori
Politica

Il governo Draghi o dei peggiori

Ciao a tutti e bentornati, oggi parliamo della composizione del governo Draghi o altrimenti detto governo dei peggiori.

Il governo Draghi o dei peggiori

Presidenza del consiglio

Presidente del Consiglio – Prof. Mario Draghi (Tecnico)

Non si può non partire dal direttore d’orchestra. La maggioranza delle persone lo ricorda per essere stato il Presidente della BCE che ha salvato l’euro con il quantitative easing pronunciando le famose parole “whatever it takes”. 

Però in realtà ha fatto molte altre cose nella vita…e non tutte proprio fatte bene.

I giornalisti, nel tradizionale tentativo di osannare il nuovo Messia, hanno ricordato alcune cose, tipo che ha studiato dai gesuiti, che ha perso i genitori a 15 anni e che è stato allievo dell’economista Federico Caffè, ma non ne hanno dette altre.

Per Super Mario, quello odierno non è il primo impegno politico. Infatti nel 1983 è stato consigliere del ministro del tesoro Giovanni Goria nel governo Craxi I.

Dal 1991 al 2001 è stato Direttore generale del ministero del tesoro, confermato da tutti i governi, dal Andreotti VII, fino al Berlusconi II. 

In quel periodo ha anche guidato la commissione governativa che portò alla nuova normativa su finanza e mercati, cosiddetta legge Draghi, e alla privatizzazione di molte aziende statali, come Telecom, Eni, Enel, IRI.

Tra il 2002 e il 2005 fu un uomo di punta di Goldman Sachs, venendo coinvolto nella vendita dei derivati che ha portato la Grecia ad entrare nell’euro.

Tra il 2006 e il 2011 è stato Presidente della Bankitalia carica che poi ha abbandonato appunto per diventare Presidente della BCE.

Del periodo alla guida della terza banca più importante del mondo noi ci ricordiamo del quantitative easing, ma ha fatto anche altro. Ad esempio ha contribuito ai problemi dovuti al commissariamento della Grecia. 

Di sé dice di essere socialista liberale, ma di fatto fu Berlusconi ha promuoverlo alla guida della BCE ed i due sono amici.

Fa parte del gruppo dei 30.

Ha nominato come portavoce Paola Ansuini, una sua fedelissima, fin dai tempi di Bankitalia. La linea è quella di tenere un atteggiamento sobrio, low profile.

Come capo di gabinetto si è scelto Antonio Funiciello, un personaggio molto particolare. Lunga militanza a sinistra e nel PD. Presidente del comitato Basta un Sì per il referendum del 2016. Adesso torna nello stesso ruolo già avuto con Gentiloni.

Sottosegretario alla Presidenza del consiglio – Roberto Garofoli (Tecnico)

Membro del consiglio di stato, è stato capo dell’ufficio legislativo del ministero degli esteri nel Prodi II, capo di gabinetto del ministero della PA nel governo Monti, poi segretario generale della presidenza del consiglio nel governo Letta, capo di gabinetto del ministero dell’economia nei governi Renzi, Gentiloni e Conte I.

Sottosegretario con delega agli Affari europei  – Vincenzo Amendola (PD)

Era ministro degli Affari europei nel governo Conte II. Mantiene la delega, cambia solo di ruolo.

Sottosegretario con delega all’informazione e all’editoria – Giuseppe Moles (FI)

Esponente liberale, vicino all’ex ministro Martino.

Sottosegretario con delega alla programmazione e coordinamento economico – Bruno Tabacci (CD)

Politico di lungo corso, arriva per la prima volta ad avere un incarico in un esecutivo dopo una carriera che lo ha visto anche diventare Presidente della Lombardia tra il 1987 e il 1989.

Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica – Franco Gabrielli (Tecnico)

Gabrielli ha avuto molti incarichi nel corso degli anni, essendo stato prefetto di Roma e dell’Aquila e capo della protezione civile prima di diventare, fino ad ora, capo della polizia.

Ministri senza portafoglio

Ministro dei rapporti con il parlamento – Federico D’Inca (M5S)

Confermato dal Conte II.

Sottosegretaria ai rapporti con il parlamento – Deborah Bergamini (FI)

Esponente liberale, vicina all’ex ministro Martino.

Sottosegretaria ai rapporti con il parlamento – Simona Malpezzi (PD)

Confermata dal Conte II.

Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale – Vittorio Colao (Tecnico)

E’ stato dal 2008 al 2018 AD di Vodafone. Nel 2020 è stato a capo della task force nominata dal Conte II per la fase 2 post covid19.

Sottosegretaria all’innovazione tecnologica e transizione digitale – Assuntela Messina (PD)

Tra i fondatori del PD, nel 2015 si oppone alla buona scuola.

Ministro della PA – Renato Brunetta (FI)

Ritorna ministro della PA dopo che c’era già stato, con risultati drammaticamente devastanti, nel Berlusconi IV.

Ha studiato all’Università con il premier Draghi.

Ha chiamato tra i collaboratori l’economista Carlo Cottarelli già Commissario straordinario per la spending review (mai attuato) nei governi Letta e Renzi e incaricato premier (senza successo) prima del Conte I.

Ministro per gli affari regionali e le autonomie – Mariastella Gelmini (FI)

Ritenuta tra i peggiori ministri dell’istruzione della storia, ritorna dopo 10 anni alla guida di un ministero, succedendo all’ottimo Francesco Boccia.

Ministro per il Sud e la coesione territoriale – Mara Carfagna (FI)

Già ministro delle pari opportunità nel Berlusconi IV, dove ha fatto soprattutto la legge anti-stalking, nel 2018 è diventata vicepresidente della camera e, successivamente, ha fondato l’associazione interna a FI Voce libera di cui fa parte anche Carlo Cottarelli.

Rappresenta l’ala più progressista e liberale all’interno di FI, contraria all’appiattimento su posizioni populiste e sovraniste vicino a Lega e FDI

Ministro per le politiche giovanili – Fabiana Dadone (M5S)

Confermata dal Conte II dove però era ministro della PA.

Ministro per le pari opportunità e la famiglia – Elena Bonetti (IV)

Dopo essersi dimessa dal ruolo nel Conte II dicendosi pronta a tornare ad insegnare all’Università, ecco che viene ripescata e riconfermata per il governo dei peggiori.

Ministro per la disabilità – Erika Stefani (Lega)

E’ stata ministro per gli affari regionali e le autonomie del Conte I.

Ministro per il turismo – Massimo Garavaglia (Lega)

E’ stato sottosegretario e poi viceministro dell’economia nel Conte I.

Ministri con portafoglio

Ministro per gli affari esteri e la cooperazione internazionale – Luigi Di Maio (M5S)

Confermato dal Conte II e già vicepremier e ministro del lavoro e dello sviluppo nel Conte I, nonché ex capo politico di M5S.

Viceministra per gli esteri – Marina Sereni (PD)

Confermata dal Conte II.

Sottosegretario agli esteri – Manlio Di Stefano (M5S)

Confermato dal Conte I e II.

Sottosegretario agli esteri – Benedetto Della Vedova (+Europa)

Politico di lungo corso, attualmente è il segretario nazionale di + Europa. Radicale, ha cambiato svariate volte partito, passando da berlusconiano, a finiano, poi Scelta Civica, ed infine + Europa.

E’ già stato nello stesso ruolo nei governi Renzi e Gentiloni.

Ministro dell’interno – Luciana Lamorgese (Tecnico)

Confermata dal Conte II.

Sottosegretario agli interni – Nicola Molteni (Lega)

E’ già stato nello stesso ruolo nel Conte I.

Sottosegretario agli interni – Ivan Scalfarotto (IV)

Già sottosegretario alle riforme e poi all’economia prima nel governo Renzi poi nel governo Gentiloni, è stato confermato dal Conte II, dove però era sottosegretario agli affari esteri.

Sottosegretario agli interni – Carlo Sibilia (M5S)

Confermato dai Conte I e II.

Ministro della giustizia – Marta Cartabia (Tecnico)

Già Presidente della Corte Costituzionale e fedelissima del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è vicinissima a CL, ed è posizioni ultraconservative, essendo, tra le varie cose antiabortista e contro le unioni civili.

Sottosegretario alla giustizia – Anna Macina (M5S)

Eletta alla camera nel 2018 è alla prima esperienza governativa.

Sottosegretario alla giustizia – Francesco Paolo Sisto (FI)

Avvocato difensore di Berlusconi nel processo con le escort, è stato relatore delle riforme costituzionali del Patto del Nazzareno, per poi dimettersi “suo malgrado”, quando FI cambiò posizione. Si è schierato per il No al taglio dei parlamentari in dissenso al suo partito.

Ministro della difesa – Lorenzo Guerini (PD)

Confermato dal Conte II. E’ stato sindaco di Lodi e vicesegretario del PD. E’ il leader della corrente più grande della minoranza interna avversa a Zingaretti.

Sottosegretario alla difesa – Giorgio Mulé (FI)

E’ stato direttore di Panorama.

Sottosegretario alla difesa – Stefania Pucciarelli (Lega)

Eletta al senato nel 2018.

Ministro dell’economia e delle finanze – Daniele Franco (Tecnico)

Dal 1997 al 2007 nella Bankitalia, per poi diventarne direttore generale. Si tratta di un fedelissimo del premier Draghi.

Viceministro dell’economia – Laura Castelli (M5S)

Nonostante svariate gaffe, confermata dal Conte I, dove però era sottosegretario, e dal Conte II.

Sottosegretario all’economia – Claudio Durigon (Lega)

Già sottosegretario del lavoro nel Conte I.

Sottosegretario all’economia – Maria Cecilia Guerra (Art.1)

Confermata dal Conte II dopo essere stata sottosegretario all’economia nel governo Monti e viceministro nello stesso dicastero nel governo Letta.

Sottosegretario all’economia – Alessandra Sartore (PD)

Ha lavorato in vari ministeri per poi diventare assessore al bilancio della regione Lazio.

Ministro dello sviluppo economico – Giancarlo Giorgetti (Lega)

Vicesegretario della Lega, braccio destro di Salvini, è stato tra i “100 saggi” di Napolitano e sottosegretario alla presidenza del consiglio nel Conte I.

Ha un rapporto personale importante con il premier Draghi ed è stato determinante nel portare il suo partito a sostenerlo.

Viceministro allo sviluppo economico – Gilberto Pichetto Fratin (FI)

Alla prima esperienza governativa, è stato vicepresidente del Piemonte.

Viceministro allo sviluppo economico – Alessandra Todde (M5S)

Confermata dal Conte II dove era sottosegretario.

Sottosegretario allo sviluppo economico – Anna Ascani (PD)

Confermata dal Conte II dove era viceministra all’istruzione. Vicepresidente del PD, è leader della corrente di minoranza più avversa al segretario Zingaretti.

Ministro dell’agricoltura – Stefano Patuanelli (M5S)

Confermato dal Conte II dove però era ministro dello sviluppo economico.

Sottosegretario all’agricoltura – Francesco Battistoni (FI)

Eletto al senato nel 2018, è fedelissimo del coordinatore Antonio Tajani.

Sottosegretario all’agricoltura – Gian Marco Centinaio (Lega)

Già ministro dell’agricoltura e del turismo del Conte I, è uno dei fedelissimi di Salvini.

Ministro per la transizione ecologica (fu ministro per l’ambiente) – Roberto Cingolani (Tecnico)

Fisico, responsabile per l’innovazione tecnologica di Leonardo.

Ha partecipato più volte alla Leopolda, ma nel governo Draghi il suo nome è stato proposto da Beppe Grillo.

Sottosegretario alla transizione ecologica – Ilaria Fontana (M5S)

Eletta alla camera nel 2018, alla prima esperienza governativa.

Sottosegretario alla transizione ecologica – Vannia Gava (Lega)

E’ stata già nella stesso ruolo (fu ambiente) nel Conte I.

Ministro delle infrastrutture e trasporti – Enrico Giovannini (Tecnico)

Presidente dell’Istat del 2009 al 2013, è stato ministro del lavoro del governo Letta e poi presidente dell’ASVIS.

Viceministro alle infrastrutture e trasporti – Teresa Bellanova (IV)

Confermata dal Conte II dove era ministro dell’agricoltura. Già sottosegretaria al lavoro e poi viceministra allo sviluppo nei governi Renzi e Gentiloni.

E’ presidente di Italia Viva insieme a Rosato. Il che vuol dire che decide tutto Renzi.

Viceministro alle infrastrutture e trasporti – Alessandro Morelli (Lega)

Eletto alla camera nel 2018, alla prima esperienza governativa.

Sottosegretario alle infrastrutture e trasporti – Giancarlo Cancelleri (M5S)

Confermato dal Conte II dove era però viceministro.

Ministro del lavoro e delle politiche sociali – Andrea Orlando (PD)

Vicesegretario del PD, fedelissimo di Zingaretti, è stato già ministro dell’ambiente nel governo Letta e ministro della giustizia nei governi Renzi e Gentiloni.

Sottosegretario al lavoro e politiche sociali – Rossella Accoto (M5S)

Eletta al senato nel 2018, è alla prima esperienza governativa.

Sottosegretario al lavoro e politiche sociali – Tiziana Nisini (Lega)

Eletta al senato nel 2018, è alla prima esperienza governativa.

Ministro dell’istruzione – Patrizio Bianchi (Tecnico)

Rettore all’Università di Ferrara dal 2004 al 2010, poi è stato per 10 anni, prima con Errani, poi con Bonaccini, assessore nella regione Emilia-Romagna.

Sottosegretario all’istruzione – Barbara Floridia (M5S)

Eletta al senato nel 2018, è alla prima esperienza governativa.

Sottosegretario all’istruzione – Rossano Sasso (Lega)

Eletto alla camera nel 2018, è alla prima esperienza governativa.

Ministro dell’università e della ricerca – Maria Cristina Messa (Tecnico)

Rettrice dell’Università Bicocca dal 2013 al 2019

Ministro della cultura – Dario Franceschini (PD)

Confermato dal Conte II, dove aveva ripreso il ruolo dai governi Renzi e Gentiloni, però in questi 3 casi precedenti aveva anche la delega del turismo. Già ministro del rapporti con il parlamento del governo Letta.

Ex segretario del PD, è leader della corrente AreaDem al fianco del segretario Zingaretti.

Sottosegretario alla cultura – Lucia Borgonzoni (Lega)

Lo era già nel Conte I.

Fedelissima di Salvini, ha sfidato Bonaccini in Emilia-Romagna, restandone scottata.

Ministro della salute – Roberto Speranza (Art.1)

Confermato dal Conte II.

In passato è stato capogruppo del PD, prima di andarsene fondando Art.1-MDP di cui è il segretario.

Sottosegretario alla salute – Pierpaolo Sileri (M5S)

Confermato dal Conte II dove era però viceministro. E’ un medico chirurgo.

Sottosegretario alla salute – Andrea Costa (NCI)

Alla prima esperienza governativa.

Considerazioni generali

E’ un governo misto, a guida tecnica, ma con tanta parte politica. Tenendo conto solo della parte ministeriale, la presenza femminile è carente. Per questo hanno poi tentato di compensare tra viceministri e sottosegretari.

Non è presente le delega alle telecomunicazioni, ma probabilmente confluisce nel ministero dell’innovazione tecnologica.

Una mancanza, molto evidente, è quella dello sport, ed è una dimenticanza grave, per un settore che dà lavoro a molte persone, produce il 4% del PIL ed è stato pesantemente colpito dalla crisi.

Altra nota è data dal fatto che la stragrande maggioranza degli esponenti ha già avuto esperienze governative in passato.

Considerazioni personali

Il governo Draghi è stato presentato come governo dei migliori, quando invece è quello dei peggiori. 

Anche il programma, molto condivisibile, si scontra con la realtà della conformazione e delle visioni antitetiche dei partiti che lo sostengono.

La Gelmini è stata uno dei peggiori ministri dell’istruzione, come si può considerare in un governo dei migliori?

Come si può pensare di riformare la PA con Brunetta che l’ha devastata?

Come si può fare delle riforme serie sul lavoro con Orlando e Giorgetti che hanno idee opposte?

Nel suo discorso di insediamento Draghi ha parlato di rafforzare la sanità territoriale. Al suo fianco aveva Giorgetti, che disse che i medici di base non servono più e che fa parte di quella Lega che, insieme a FI, hanno devastato, tagliato e privatizzato la sanità lombarda e nazionale.

Ha detto poi cose condivisibili per le donne, ma il suo messaggio suonava come “anche se sono un uomo e siamo in molti uomini, lo so io quello che è meglio per voi, fidatevi e basta” e non mi è piaciuto.

Sui giovani: come si può sperare che venga fatto qualcosa di serio se la media d’età dei membri dell’esecutivo è altissima?

Anche la scelta di tenere un atteggiamento low profile, di non usare per nulla i social né fare discorsi in tv non mi sembra una grande idea. Siamo in un periodo dove è fondamentare spiegare le scelte. 

Non basta più fare i provvedimenti e sperare che i giornalisti siano bravi a spiegarli, perché molti non si informano tramite i giornali.

I social, quindi, sono indispensabili.

Più in generale, bisogna partire dal presupposto che è un governo tecnico, e questo già di per sé non è una cosa positiva. 

Poi aggiungiamoci pure che è sorretto da una maggioranza eterogenea. Tolti FDI e Sinistra Italiana sono dentro tutti.

Un governo, per essere efficace, deve essere in grado di avere una coerenza politica e programmatica.

Abbiamo già avuto governi tra parti avverse, ma erano o tra partiti con programmi non troppo diversi, o tra partiti moderati, in grado di trovarsi su compromessi accettabili.

Questo governo è un unicum ma che, proprio per l’eterogeneità della sua maggioranza, difficilmente riuscirà a fare qualcosa di significativo, tolto forse il gestire l’ordinario.

Nel suo complesso questo è un governo spostato a destra, come giustamente detto da Fratoianni (SI). Anche perché generalmente i tecnici si son sempre dimostrati filo destrorsi.

Ma ha anche ragione Giorgia Meloni (FDI) quando dice che c’è parecchia continuità con il Conte II, visto che parecchi sono stati confermati.

Pippo Civati (Possibile) parla di “all-star game”. Infatti c’è un po’ di Conte II, un po’ di Conte I, un po’ di Letta, un po’ di Renzi, un po’ di Berlusconi IV.

Intendiamoci, guardando i singoli ci sono anche persone in gamba, però è il governo nel suo complesso che andrà giudicato…

Credo che le possibilità siano 2: 

  • O la maggioranza arlecchino farà ben poco;
  • O si dovranno prendere decisioni difficili, di cui godrà il paese, forse, ma non i cittadini.

Temo che verranno lasciate macerie da cui la Meloni trarrà vantaggio alle prossime politiche, con l’ambizione di diventare la prima donna premier italiana.

E questo, attenzione, non lo dico io, lo insegna la storia.

L’Italia è uno stato storicamente di destra e cattolico e tradizionalmente chi sta al governo si logora.

Inoltre c’è una fetta sempre più grande di elettori che si sposta da un “cavallo” ad un altro, a seconda di come si muove il vento.

Prima Berlusconi, poi Renzi, poi i grillini, poi Salvini. Forse, domani, la Meloni.

Ovviamente spero di sbagliarmi, e continuo a fare il tifo per l’Italia.

Con questo è tutto, alla prossima!

Governo Draghi o dei peggiori
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

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