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Sulle etichette in politica

Ciao a tutti, oggi voglio parlarvi del perché etichette e pregiudizi soprattutto in politica siano veramente da evitare.

Etichette

Come spero sappiate, il 4 Marzo ci saranno le elezioni politiche (in cui ricordiamo che si vota il parlamento, non il governo e nemmeno il premier).

Ci saranno però anche le elezioni regionali in Lombardia e Lazio, due regioni importantissime.

In Lombardia, governata dal centrodestra da sempre, nei giorni scorsi l’attuale presidente Maroni della Lega, ha deciso di non ricandidarsi.

Il PD candida l’attuale sindaco di Bergamo, Giorgio Gori.

Voi direte: beh, senza Maroni in campo, a sinistra si metteranno insieme per vincere.

Invece no.

LeU (Liberi e Uguali), la nuova lista che riunisce SI di Fratoianni (ex SEL), Possibile di Civati, Mdp (gli ex PD Bersani, D’Alema, Rossi, Speranza) e alcuni ex CP (Boldrini), ha deciso di andare da soli.

L’accusa che viene fatta, non da ora, è che Gori sarebbe di destra.

Discorso diverso nel Lazio, dove Zingaretti, non essendo renziano, è giudicato di sinistra.

A livello nazionale, il problema è palesemente Renzi, ma anche l’alleanza con Casini, Lorenzin e altri giudicati di destra.

A me il discorso delle etichette in politica proprio non piace.

Lo capisco e per molti versi lo condivido all’interno di determinate correnti di pensiero…

Per dire, io non mi sono mai definito renziano, ma vedere gente come Maurizio Martina essere definiti renziani quando fino a non molto tempo fa si opponevano internamente a quelle idee, mi fa ridere.

Invece a livello pratico, politico, ad ampi sistemi, proprio non lo concepisco.

Io penso che si debbano valutare le persone in base al comportamento, a quello che dicono e a quello che fanno.

Prima etichetta: “Gori è di destra!”

A quelli che attaccano Gori…ma su quali basi dite che è di destra?

Magari non è comunista, ma uno che fin da giovane milita in associazioni studentesche riformiste e che non è mai stato in nessun partito prima del 2011 quando si è iscritto al PD, non mi sembra di destra.

Sarebbe di destra perché ha lavorato a Mediaset?

Un po’ debole come base.

Senza contare che quando si è candidato nel 2014 a Bergamo è stato appoggiato da tutta la sinistra, ha vinto le elezioni e sta amministrando bene.

Perciò perché prima andava bene e ora no?

“Renzi è di destra”

Anche su Renzi.

Ha i suoi difetti, e sono il primo a dirlo.

Ma su quali basi sarebbe di destra?

Fino a prova contraria da quando lui è il leader del PD, prima nel suo stesso governo e poi nel governo Gentiloni, sono state fatte tante cose di sinistra sui diritti etici e sociali che non erano mai state fatte prima.

Gli si rinfaccia di non essere riuscito ad approvare lo ius soli.

Ma le unioni civili Bersani e D’Alema non le avevano mai fatte. Idem per il testamento biologico, il divorzio breve, le convivenze, la legge sull’autismo, ecc.

Sotto il governo Renzi è stata approvata la legge contro i reati ambientali. Non è una cosa di sinistra, oltre che giusta?

Potrei continuare.

“Casini, Lorenzin sono di destra”

Su Casini e Lorenzin: ma di che si parla, Bersani ha fatto per anni la corte a Casini. Hanno fatto insieme opposizione a Berlusconi ed hanno governo insieme (con Berlusconi) durante il governo Monti ed il governo Letta, nel quale era già ministro la Lorenzin. Prima andavano bene e ora no?

Le etichette nella storia

Più in generale, voglio fare 3 esempi storici del perché le etichette sono sbagliate:

  • Nel PCI di Berlinguer si andava dall’estrema sinistra di Ingrao ad un giovane Ferdinando Adornato, che poi è stato nell’UDC, in FI e ora è insieme a Casini. Anche Sandro Bondi era nel PCI, poi è stato per anni alfiere di Berlusconi, per poi recentemente avvinarsi a Renzi. Giuliano Ferrara era nel PCI, poi ha appoggiato Berlusconi per anni. Anche Bossi, Maroni ed il giovanissimo Salvini, prima della Lega erano vicini agli ambienti di estrema sinistra;
  • Nel PSI, si andava dall’ala destra di Craxi ed Epifani, futuro leader CGIL e segretario PD, ora in LEU, all’ala sinistra di Pertini, Cicchitto (poi per anni con Berlusconi, poi Alfano, ora con la Lorenzin) e Brunetta (che ora è un alfiere di Berlusconi);
  • La DC era l’unico partito che non aveva estremi, ma al suo interno c’era gente che ha avuto carriere politiche successive profondamente diverse, penso alla Bindi e a Formigoni e Casini.

Quindi, anche storicamente, affibbiare etichette in politica non ha alcun senso.

Gente di sinistra poi è andata a destra e viceversa.

Etichette in M5S

Perfino M5S non è immune.

Un loro iscritto è Carlo Taormina, avvocato, una volta vicinissimo a Berlusconi.

Uno dei loro attuali candidati in parlamento è il giornalista Gianluigi Paragone, che era vicinissimo alla Lega.

Basta con le etichette

Perciò, basta parlare di etichette, e lasciamo parlare i fatti.

Casini, Lorenzin e altri, non saranno di sinistra, ma nei fatti hanno contribuito ad approvare cose sui diritti di cui la sinistra parlava da tanti anni. E udite, udite, loro sono per lo ius soli.

Quindi, a me pare che le motivazioni per le quali Liberi e Uguali non appoggia il PD in Lombardia e alle politiche è spiegabile solo per 2 motivi:

  • Teatrino della politica: far finta di essere contro per prendere i voti di quelli contro; Cosa che personalmente detesto;
  • Pretesto: far perdere il PD per cercare di mandare a casa Renzi; Gioco molto pericoloso che non mi piace per nulla.

In generale un consiglio per la vita: non date mai etichette a nessuno. Parlateci, cercate di conoscere, come si comporta, cosa pensa e cosa realmente fa. Potrebbe stupirvi.

Con questo è tutto, alla prossima!

Pasolini tra Adornato (a sinistra) e Veltroni (a destra) foto by Centro Studi Pier Paolo Pasolini
A proposito di etichette: Pasolini tra Adornato (a sinistra) e Veltroni (a destra) foto by Centro Studi Pier Paolo Pasolini

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