Ciao a tutti e bentornati, oggi commentiamo l’esito delle elezioni politiche del 4 Marzo che hanno visto l’affermazione di M5S e Lega e la debacle del PD.
Esito elezioni 2018
Partiamo da una semplice domanda: chi ha vinto?
La risposta giusta è nessuno.
Perché nessuno ha la maggioranza da solo o con gli alleati.
Ci sono dei partiti che crescono.
Chi “vince”
Il M5S cresce in termini percentuali, arrivando al 32% (ma non cresce moltissimo in termini di voti) ed è ampiamente il primo partito.
Ma la prima coalizione è il centrodestra, con primo partito la Lega, diventata nazionale, con il 18% (e loro crescono anche in termini di voti).
Buona affermazione anche di Fdi, che passa dal 2% del 2013 al 4.5%.
E dato che in Italia quando nessuno vince, hanno vinto tutti, ecco che sia Salvini che Di Maio almeno nella fase iniziale hanno detto di puntare alla premiership.
Chi ha perso?
Ma c’è chi ha perso?
Sì!
In generale hanno perso tutte le forze che hanno partecipato a governi dal 2011 in poi. Tutte le forze di sistema.
Nel centrodestra ne esce ridimensionato Berlusconi con FI al 14% e con le ossa rotte Fitto che con Noi con l’Italia rimane fuori dal parlamento.
Ma soprattutto ne esce sconfitta tutta la coalizione di centrosinistra, a partire dal PD che passa dal 25% del 2013 e dal 40.8% del 2014 al 19%.
In termini di voti si sono dimezzati tra il 2008 (12 milioni) e il 2018 (6).
Inconsistenti e fuori dal parlamento tutte le altre liste.
A sinistra del PD non va meglio, con LeU che fa il 3.5% e D’Alema e Civati fuori dal parlamento.
Prima di parlare di ciò che potrebbe succedere ora a livello di governo, penso sia opportuno analizzare le motivazioni della sconfitta dei cosiddetti partiti tradizionali.
La crisi di FI
Per quanto riguarda FI, ci sono due motivazioni principali.
La prima riguarda l’agibilità politica di Berlusconi e la linea politica comunicata.
L’ex cavaliere non avrebbe potuto fare il premier e quindi un giorno candidava uno ed un giorno un altro.
Senza contare i temi proposti, spesso già sentiti.
Questo ha allontanato una parte di elettori che hanno preferito votare Salvini e la Lega, che davano più certezza.
La seconda motivazione è invece il fatto che è passato il messaggio di un centrodestra a trazione lepenista e quindi alcuni moderati hanno votato altre liste.
La crisi del centrosinistra
Per quanto riguarda il PD, ed il centrosinistra in generale, il discorso è più ampio e complesso.
Comunicazione
Un primo punto riguarda la comunicazione.
La storia dei 100 punti, slogan tipo “vuoi la cultura, scegli il PD”, hanno allontanato gli elettori, che alle politiche, votano di pancia.
Anche l’arroganza e i toni entusiastici su alcune cose come jobs act e la buona scuola non hanno aiutato.
Questione economica
Poi c’è una questione economica.
Se si guarda la cartina dell’Italia, è spaccata in due, con il nord appannaggio della Lega e il sud al M5S. Ed il centro italia contendibile per tutti.
Ma se sovrapponiamo la cartina con quella del referendum 2016, si vede che i risultati sono simili.
In questi anni si sono citati molti dati.
Il PIL in ripresa, la disoccupazione in calo, il numero di reati in diminuzione, l’immigrazione sotto controllo.
Io ho sempre detto che bisognava disaggregare i dati.
Allora, ad un piccolo imprenditore del nord, contano poco i superammortamenti, se poi è sommerso da burocrazia e tasse locali e bollette.
Ad uno del sud che non trova lavoro, gli importa poco che la disoccupazione sia in calo.
Ad uno che subisce una spaccata in negozio o uno scippo, non gli interessa se il numero di reati è in calo.
Un paesino del sud o sul litorale che da anni è in crisi per il continuo flusso di migranti, si accorge poco che il numero di sbarchi si sia ridotto.
Ecco che in tali realtà le parole d’ordine delle forze populiste, anti-sistema, sono state efficaci.
Magari il reddito di cittadinanza e la flat tax sono irrealizzabili, ma il giovane del sud e l’imprenditore del nord non hanno nulla da perdere.
Il carattere di Renzi
Un altro punto è Renzi con il suo carattere.
Si sa che ha un caratterino e questo non lo ha aiutato.
A livello di timing e di strategia ha sbagliato tutto.
Ha esacerbato gli animi di alcune persone, che hanno iniziato a votare contro di lui.
Al referendum sbagliò a personalizzare…
Il 60% dei No è in gran parte fuori dal merito, da parte di gente che lo voleva mandare a casa.
L’errore è stato quello di considerare che il 40% fosse invece un voto politico tutto del centrosinistra.
Invece era trasversale.
In quel momento Renzi avrebbe dovuto capire che una parte del paese non poteva più vederlo e farsi da parte.
Avrebbe dovuto rimanere in disparte e sostenere Gentiloni.
Questo avrebbe dato respiro e il PD avrebbe avuto una cifra simile a quella di Bersani.
Perché il 3.5% di LeU, pari ad 1 milione e 100 mila voti sarebbe rimasto dentro perché non ci sarebbe stata la scissione.
A quel punto Renzi avrebbe dovuto fare come Prodi e lanciare una vera rivoluzione europea, candidandosi alla presidenza della commissione UE per il PSE nel 2019.
Questo era ciò che gli avevo consigliato.
Invece ha sbagliato tutto.
Si è lasciato convincere dagli yesman come Lotti, Marcucci, Carbone, Ansaldi, Faraone che il 40% fosse politico, e a rimanere.
Poi ha fatto votare il PD per una legge elettorale complessa.
Infine non ha mai chiarito la questione della premiership ed ha alimentato le tensioni dentro il suo partito con la composizione delle liste.
Il territorio e la classe dirigente
Poi c’è un ultimo punto: il territorio e la classe dirigente.
Io nel 2012 ho appoggiato Renzi per la rottamazione, ma poi è stata molto parziale.
Al sud ci si è appoggiati ai signori delle tessere, a potentati locali come De Luca, invece che rottamarli e favorire una nuova classe dirigente.
Ed in generale, non si è lavorato alla costruzione di una struttura che lavora costantemente sul territorio.
Ci sono persone che non sono conosciute in un territorio ma premiate ed avanzate perché parenti di o membri di una corrente.
In generale ci sono sezioni che lavorano solo se va bene durante le elezioni, magari facendo eventi autoreferenziali.
Ci sono eletti che non girano sul territorio, se non nei grandi centri e per passerelle.
Poi magari rispondono su twitter o facebook, ma io cittadino voglio vederli per le strade.
E se un cittadino ti vede solamente quando c’è bisogno di prendere voti, alla fine se la piglia a noia e non ti vota più.
Tema europeo
Poi c’è un tema europeo.
Da quanto dico che c’è bisogno di agire per gli Stati Uniti d’Europa quanto prima?
Adesso s’è visto perché lo dicevo.
L’Europa è vista lontana e sono state bastonate tutte le forze europeiste.
Il dopo Renzi
Renzi si è dimesso, ma ha detto che vuole gestire lui la fase pre-governo.
Però al seguito di polemiche si è taciuto.
Adesso è stato nominato un reggente, Martina.
Ogni giorno c’è qualcuno che si candida alla segreteria.
Questo mentre i pasdaran renziani si dividono tra chi chiede a Renzi un partito personale e chi insulta Cuperlo, Orlando, Veltroni.
Ormai sono al di fuori della realtà.
Persone come Marcucci e altri dopo la debacle dovrebbero solo stare zitti.
Detto ciò, penso che se si riduce tutto ad un gioco delle figurine con un congresso di qualche mese, non si risolve nulla.
Prima vanno risolti i problemi e poi fatto il congresso.
Senza avere fretta.
E se si torna a votare?
Il candidato c’è e si chiama Paolo Gentiloni.
Nessuna primaria e nessuna forzatura finché non si sono risolti davvero i problemi.
E come capogruppo gente in grado di fare opposizione dura, non figurine come Guerini e Marcucci.
Cosa ci aspetta al governo?
E a livello di governo cosa ci aspetta?
Tutto può succedere.
Il 23 Marzo si riunirà il parlamento per l’elezione dei presidenti di camera e del senato.
I media stanno spingendo sul M5S, auspicando o un governo M5S con la Lega o uno M5S col PD.
Mi sa che tutti stanno facendo i conti senza l’oste e senza il caimano.
L’oste è il Presidente Mattarella che, presumo, darà l’incarico al centrodestra che ha i numeri più ampi.
Il caimano è Berlusconi che, per quanto ferito, è vivo e lotta insieme a noi.
La sua capacità di attrarre parlamentari è imbattibile e la metterà al servizio del centrodestra.
Gli mancano solo 20 senatori al senato, pensate che non li trovi?
Dove può pescare?
Dappertutto.
Casini, Lorenzin, Toccafondi, Bonino, Magi, quelli di SVP, quelli eletti all’estero, quelli espulsi da M5S, dal PD e da M5S.
Gli basterà porre loro una domanda: volete tornare alle urne col rischio di non essere ricandidati oppure restare in parlamento e prendere 10 mila al mese più benefit?
Ad ogni modo lo scopriremo e da osservatore, ci sarà da divertirsi!
Ci lascio alcuni link:
- Analisi di shy di Breaking Italy: https://www.youtube.com/watch?v=Ol9GM1gexKE;
- Analisi di Gabriele Bosi, segretario del PD Prato: https://mailchi.mp/fdc8f7f05267/newsletter-di-gabriele-bosi-62018-abbiamo-perso-alcune-riflessioni-non-sistematiche;
- Analisi di Walter Veltroni: http://roma.corriere.it/notizie/politica/18_marzo_18/m5s-pd-dialoghi-veltroni-intervista-programma-colle-9d8155c2-2a0f-11e8-a69c-c536cc584d87.shtml
Con questo è tutto, alla prossima!

