Ciao a tutti e bentornati, oggi parliamo delle primarie del PD, che avverranno il 30 Aprile, insieme a Lorenzo Tinagli, capolista per l’assemblea nazionale PD per il comitato Prato per Matteo Renzi.
Infatti, nel poco interesse per i non addetti ai lavori, in queste settimane si sta svolgendo il congresso nazionale del PD, con il rinnovo dell’assemblea nazionale e del segretario. I candidati come segretario sono, l’uscente Matteo Renzi, ex premier che, per togliersi un po’ la nomea di “uomo solo”, ha fatto un ticket con il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina; il ministro della giustizia Andrea Orlando; il governatore della Puglia Michele Emiliano.
In una prima fase per i soli iscritti, Renzi ha trionfato prendendo oltre il 68 %. Ma adesso si entra nella fase clou che culminerà con le primarie aperte del 30 Aprile.
Per votare bisognerà dichiararsi elettori del PD e, se non iscritti, pagare 2 €.
Possono votare anche immigrati regolari e 16-17enni, ma solo in seggi speciali.
Come dissi a suo tempo, io non voterò, ma ritengo giusto che voi siate informati su questo evento.
Perciò, sfruttando il fatto che ieri sera al Circolo ARCI Borgonuovo abbiamo ospitato una cena di finanziamento del Comitato Prato per Matteo Renzi, con la partecipazione del Presidente del PD Matteo Orfini, ho fatto qualche domanda a Lorenzo Tinagli, candidato come capolista per l’assemblea nazionale PD, a sostegno di Renzi.
Lorenzo, che ha iniziato l’Università quest’anno, è uno dei giovani più promettenti del panorama politico pratese.
Quindi ecco a voi l’intervista:
A differenza di altre primarie, queste sembrano meno considerate, se non per gli addetti ai lavori. Sembrano percepite quasi come meno importanti o forse la gente ha altri pensieri. Vengono anche considerate meno dai media, al netto di alcuni eventi importanti di queste settimane. Secondo te, perché a differenza di altre volte, ad esempio, non c’è stato un confronto tra i candidati su Sky o sulla Rai?
Io credo di dover fare innanzitutto una valutazione politica su quanto è successo. Siamo in un momento difficile, in cui la politica fa molta fatica ad entrare nelle case degli italiani, per cui, per il PD, già riuscire a fare un confronto, ed essere l’unico partito in Italia capace di organizzarne uno così bello, basato sul principio democratico della partecipazione degli elettori, credo sia encomiabile, da valorizzare, come già fa lo statuto. La difficoltà c’è, in primo luogo per la fatica della politica nello stare tra le persone, in secondo luogo c’è anche da dire che le preoccupazioni ora come ora sono altrove, ci sono temi economici da affrontare. Però c’è da capire che grazie a queste primarie forse riusciamo a mettere al centro una discussione seria su temi fondamentali, dall’ambiente al fisco, al lavoro, per cercare di garantirne un futuro all’interno del PD, per il nuovo segretario, che io mi auguro sia Matteo Renzi per la quale candidatura lavoro e che auspico ci guiderà alle prossime elezioni che al massimo saranno a Febbraio 2018. Poi, ci sarà un confronto su Sky Mercoledì 26, per la Rai ancora non si sa. Io credo che comunque in un clima del genere sarà sufficiente un solo confronto.
Nel 2012 Renzi si candidò per le primarie per la premiership facendo una battaglia e dicendo che, il doppio ruolo, la coincidenza tra segretario del PD e candidato premier non doveva essere automatica. E l’allora segretario Bersani introdusse una modifica temporanea allo statuto per consentire anche alla Puppato e a Renzi di candidarsi a quelle primarie. Adesso, mentre Orlando ha già dichiarato che se dovesse vincere non sarà lui il candidato premier e ci saranno primarie per la premiership, invece Renzi ha affermato, al Lingotto di Torino, che il doppio ruolo è una cosa positiva e quasi necessaria. Non vedi un po’ di incoerenza in questo?
Non vedo incoerenza, perché poi i tempi cambiano e c’è da distinguere tra un concetto di idee e uno pragmatico. La politica molto spesso, prima di avere l’esperienza pragmatica si basa molto sull’idea. Io non ho seguito molto la campagna di Renzi del 2012, ma credo si sia pentito, anche giustamente. Io sono convinto, e ce lo insegna la nostra storia, che la leadership di partito forte, possa garantire anche all’esecutivo una maggiore forza, così come una premiership particolarmente forte, garantisce al partito una maggiore forza. E questo nasce semplicemente perché, per me, la politica di centrosinistra, per ottenere i propri obbiettivi, deve spostare la propria capacità ideale nella pragmaticità. Il partito è quel luogo dove nascono e vengono coltivate le idee. Poi alla prova del governo, deve esserci una premiership forte. Le due cariche devono coincidere perché, se abbiamo due leader diversi, e troppo spesso si scontrano, si rischia di indebolire il partito e la premiership ed è una cosa che abbiamo già visto, nel 1996 Romano Prodi vince le elezioni e poi nel 1998 Massimo D’Alema e i partitini lo affossano, e poi anche recentemente, Enrico Letta Presidente del consiglio, in seguito alla vulgata che aveva spinto Matteo Renzi a diventare segretario del PD, viene sostituito da quest’ultimo. Quando ci sono due persone diverse, si rischia di avere nelle 2 visioni diverse, un indebolimento di entrambe le cariche. Se invece è la stessa persona e c’è una squadra composta da persone capaci, si ottiene un risultato positivo, ed è quello che ci auguriamo con Matteo Renzi.
Renzi si è presentato fin dall’inizio come quello della rottura, del cambiamento, della rottamazione. Ok, già nel 2014, nello stallo, si è messo alla guida di un governo di larghe intese. Ora, ok, abbiamo perso il referendum del 4 Dicembre però, con questo sistema così frammentato, con una diversa platea di elettori tra camera e senato, con i più giovani che, sulla base delle ultime esperienze, in molti votano M5S, mentre quelli più grandi tendono a votare per i partiti tradizionali. Non rischia di bruciarsi? Di non vincere le elezioni e poi lui, fa un altro governo di coalizione, di larghe intese, come un Letta qualsiasi?
Il rischio c’è, ma lo sarebbe di più senza un segretario capace di dare anche un consenso popolare al PD. Io credo che le prossime elezioni debbano essere affrontate con la volontà di un partito che cerca di vincerle e di guidare questo paese. Ho sentito anche molti amici che hanno poi fatto scelte diverse sul candidato a segretario, dire che prima del governo viene il partito. Io non sono di questa idea, credo che le due cose possano essere messe insieme. C’è da fare sicuramente un lavoro sul partito, che ha subito una scissione, delle rotture, uno scontro talvolta troppo duro e troppo aspro, anche se in politica lo scontro c’è ed è normale che ci sia. Però, rinunciare alla nostra partita per il governo del paese, per cercare di dare una maggiore stabilità al partito, io la vedo come una mancanza, perché l’alternativa non sarà il centrodestra di Berlusconi che può essere arginato vincendo le elezioni successive, ma il populismo, che è violento, perché sui social l’aggressione verbale la subiamo ogni giorno. Per cui tra M5S, Lega, credo che ci sia da guardare a queste primarie anche con una capacità di consenso che poi si dovrà trovare per tornare al governo. Con una maggioranza, spero, improntata di più sul PD, perché le larghe intese non piacciono né a me, né a te e nemmeno a Matteo Renzi.
Se il candidato è Matteo Renzi, qual’è il senso di un ticket con Maurizio Martina (che già detto che vuole fare un’area socialista, quindi di fatto una nuova corrente, con Pittella e Fassino)? Cosa significa?
Troppo spesso si è detto che Matteo Renzi fosse un uomo solo al comando. Questo non è vero, perché dietro di lui c’era una squadra di cui anche Orlando faceva parte che lo aiutava con le scelte e faceva in modo di portare avanti un programma riformista insieme a lui. Io credo che la scelta di avere accanto a sé una squadra, che non è solo Maurizio Martina, ma anche Pittella, Fassino, molti amministratori, vuol dire che si può affermare che dietro al candidato c’è una squadra plurale che sarà capace di guidare il partito già dal giorno dopo l’esito delle primarie che io spero sia positivo e con una partecipazione molto elevata. E’ qui che c’è il motivo del ticket con Martina, nella parola squadra, per rispondere alle critiche dell’uomo solo. Matteo Renzi in questo è momento è il candidato che propone una visione del PD come una squadra, capace di giocare insieme la partita del partito e del paese.
Spero che questo possa risultare utile a chi di voi ha intenzione di votare alle primarie del 30 Aprile.
Ringrazio ancora Lorenzo per la disponibilità.
Con questo è tutto, alla prossima!

