Ciao a tutti e bentornati, oggi a partire dal fatto di questi giorni, cioè dalla scissione del PD, voglio fare una riflessione politica con voi, partendo dal punto che i partitini sono il male della politica italiana.
Il nostro paese, da un punto di vista politico, ha vissuto più fasi.
La prima è quella che va da dopo l’unità d’Italia (1861) al nostro carambolesco ingresso nella prima guerra mondiale (1915). In questa fase, monarchica, si distinguono due sottofasi. Nella prima non esistono ideologie contrapposte, sia la sinistra che la destra storica sono liberali e si dividono tra conservatorismo e riformismo (permettetemi di dire che sarebbe il mio mondo ideale), fino all’avvento di Giolitti (uno dei miei punti di riferimento del liberalismo di sinistra). Nella seconda sottofase si ha invece l’ingresso nella politica italiana sia dell’attivismo cattolico (il PPE di Don Luigi Sturzo), sia il PSI. In questa fase, quindi, non si hanno partitini.
Probabilmente all’epoca sarei stato ancora sostenitore di Giolitti. Nasce all’epoca anche il nazionalismo, ma non è accasato in nessun partito.
La seconda fase italiana invece va dal primo dopo guerra all’avvento del regime fascista. Se già il PSI si era diviso, in quegli anni si ha la nascita del PCI. E, sempre dal PSI, si forma poi, con l’ex direttore dell’Avanti, Benito Mussolini, il partito fascista che, innestando il nazionalismo nel socialismo, di fatto crea quella che ancora oggi definiamo estrema destra. E’ chiaro quindi che già in quegli anni emerge una forte contrapposizione ideologica, nonché, rispetto invece alla prima fase italiana, di frammentazione partitica. Per risolvere questi problemi, Mussolini prima fa un colpo di stato (ridicolo, ma acconsentito dal re, che invece avrebbe potuto abbatterlo in ogni momento). Poi riesce a trovare fiancheggiatori tra liberali e socialisti ed infine con una legge elettorale vergognosa e con una campagna elettorale violenta e brogliata, vince le elezioni successive e a poco a poco svuota l’Italia dalle poche garanzie democratiche che aveva allora, creando una dittatura. Il resto è storia.
La terza fase è la cosiddetta prima Repubblica e va dal secondo dopo guerra fino a tangentopoli. E’ un’epoca dominata dalle ideologie. 3 grandi partiti, DC, PSI e PCI. Poi una costellazione di partiti piccoli e piccolissimi. Il tutto con un sistema proporzionale e un bicameralismo paritario. Risultato: governi instabili e di breve durata, con difficoltà di fare programmazione ed incapacità di portare avanti il paese. Il PCI finisce con la caduta del muro. Gli altri con tangentopoli. Probabilmente io non avrei neanche votato in questo sistema.
La quarta fase è quella conosciuta come seconda Repubblica. Qui si hanno più sottofasi. La prima arriva fino al 2006. Le ideologie iniziano a venire meno, si ha una frammentazione partitica paurosa. Ma l’avvento di Berlusconi crea una contrapposizione bipolare sulla persona. Attorno a sé il cavaliere ingloba nella Casa o Polo delle libertà tutti quelli che non vogliono stare a sinistra. Il centrosinistra, almeno nel decennio 1996-2006, ingloba nell’Ulivo o Unione tutti gli antiberlusconiani. Si ha però una grande differenza rispetto alla prima repubblica. Berlusconi nel 2001 stravince con la sua coalizione e governa per tutti e 5 gli anni, cosa mai avvenuta prima!. Anche nel 1996 e nel 2006 Prodi con il centrosinistra vince, ma in entrambi i casi crolla per contraddizioni interne.
Nel 2007 si ha un fatto nuovo, significativo. A sinistra, su idea di Veltroni, nasce il PD, che si pone di diventare l’unico partito del centrosinistra, mettendo insieme la tradizione post-comunista, il socialismo di sinistra, il cattolicesimo di sinistra e il liberalismo di sinistra. A destra invece una cosa analoga la fa Berlusconi, creando il PDL. Questo porta quindi ad una nuova fase. Tuttavia alcuni non ci stanno ad andare nel bipartitismo e sia PD che PDL fanno l’errore di creare microcoalizioni. Ad ogni modo nel 2008 Berlusconi stravince e il PD fa comunque un grande risultato.
Il problema è che dopo il PDL è imploso, ed alla fine Berlusconi lo ha sciolto tornando a FI. Il PD è rimasto, ma ha perso qualche pezzo. Adesso sta perdendo alcuni pezzi da novanta, come Bersani e D’Alema. E sono nati o stanno nascendo nuovi partitini. Ma soprattutto, con la nascita di M5S siamo entrati in un’altra fase. Che semplificando potremmo dire tripolare, ma in realtà è più verosimilmente multipolare.
Dal 2013 nessuno siamo sotto governi di grossa coalizione e, con la vittoria del No (ancora complimenti), anche al prossimo giro sarà così, se non peggio.
Credo che Berlusconi abbia sbagliato a sciogliere il PDL. La strada del bipartitismo andava percorsa ed imposta.
Per quanto riguarda quello che sta succedendo nel PD, penso che Renzi faccia bene ad andare avanti e non scioglierlo solamente perché qualcuno, per quanto importante, va via.
Una cosa è evidente. Rossi, Speranza, Bersani, Errani, ecc, vanno via non tanto perché hanno problemi con Renzi ed i renziani, ma quanto perché pensano di contare di più facendo un proprio partitino, grazie al proporzionale. La loro idea è quella di fare il loro raggruppamento e poi andare in coalizione col PD, imponendo le proprie condizioni.
Ecco, io penso che questi partitini, questa frammentazione, siano il male della politica italiana. Io vorrei 2 partiti e basta, sinistra e destra. Toglierei tutti i partiti comunisti, nazisti o fascisti. Idem per tutti i partiti secessionisti. E per i partiti religiosi. E metterei che i partiti o movimenti politici devono avere determinate regole di trasparenza e democrazia per potersi rappresentare nelle istituzioni.
Mi direte: e chi non ci sta? Semplice, sta fuori.
In questo modo avremmo 2 grandi partiti che, con una legge elettorale fatta a modino che impedisca di arrivare ai 2/3 alla singola forza, consenta di governare. Magari introducendo il premierato.
Fatemi sapere cosa ne pensate.
Con questo è tutto, alla prossima!

