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Perché Massimo D’Alema non è credibile

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Ciao a tutti e bentornati, oggi voglio spiegarvi perché Massimo D’Alema nelle sue azioni attuali, non è credibile da chi si ritiene di sinistra.

L’attuale situazione politica

Le elezioni politiche si avvicinano e finalmente iniziamo a capirci qualcosa in termini di schieramenti.

A parte cespuglietti, liste solitarie, che si presenteranno da soli (tipo, ad occhio, Casapound), gli elettori si troveranno di fronte 4 schieramenti.

Una coalizione di centro-sinistra, capeggiata dal PD con al fianco una lista di sinistra laica e ambientalista (psi, verdi), svp, una lista liberale e moderata Civica Popolare (IDV, AP, PI, altri) e verosimilmente la lista +Europa di Bonino e probabilmente Tabacci.

Una coalizione di centrodestra che, a differenza di altre volte, per ragione di numeri, è più a trazione populista, leghista, con FI, Lega, FDI e una lista composta da SC, fittiani, verdiniani, alcuni AP come Lupi e Formigoni.

Il M5S.

Una lista di sinistra, Liberi e Uguali (LeU) composta da SI di Fratoianni, Possibile di Civati, Mdp degli ex PD, alcuni ex CP come Boldrini e guidata da Grasso.

Il rapporto tra PD e LeU

La storia della sinistra è costellata da divisioni.

Però molto spesso si sono perlomeno distinti i piani locale e nazionale.

Craxi e Berlinguer litigavano su tutto. Ma nei territori PCI e PSI andavano spesso insieme.

In un periodo in cui M5S, con tutte le sue contraddizioni, è in apparente espansione, e in cui la Lega di Salvini è forte come non mai, la sinistra avrebbe dovuto unirsi.

Invece no.

E a livello territoriale, si sono fatte delle distinzioni. Nel Lazio, è stato deciso di appoggiare Zingaretti, non renziano. In Lombardia, invece è stato deciso di andare da soli, contro Gori, renziano.

La contraddizione primaria è che Giorgio Gori come sindaco di Bergamo ha avuto ed ha tuttora l’appoggio di tutta la sinistra. Quindi perché a Bergamo sì e per la regione no?

La regia di D’Alema

Bene, dietro tutto questo c’è la regia occulta (neanche troppo) di Massimo D’Alema.

L’ex premier, che per questa legislatura se n’era stato fuori dalle istituzioni, ha deciso che si ricandiderà in parlamento, nell’uninominale nella sua Puglia.

Vi rivelerò che nel 2013 io creai, col supporto di alcune persone, una pagina facebook dal nome “No alla ricandidatura di Massimo D’Alema” ed una petizione con l’obbiettivo di convincere l’allora segretario del PD Bersani a non dare la deroga a D’Alema, e chiedendo allo stesso di fare un passo indietro.

Incredibilmente ciò avvenne.

Perciò, un paio di anni fa decisi di chiudere la pagina.

L’ex premier rimaneva nella direzione del PD, ma sembrava inoffensivo, un padre nobile, come Veltroni.

Avevo torto.

La missione di D’Alema

Ma cos’è che spinge D’Alema a continuare a fare politica in prima persona e a ripresentarsi per il parlamento?

La risposta è una sola: si è messo l’obbiettivo di mandare a casa Renzi. E finché avrà forza, continuerà questa missione.

Non è un mistero infatti, che i due non si siano mai piaciuti.

E Renzi non lo ha messo a fare il commissario UE. Gli ha preferito la Mogherini.

(Sì, lo so che lui dice che non è vero, ma la mia esperienza in politica mi dice che quando un politico dice che non è interessato ad una carica, in realtà è quella a cui sta puntando)

Quindi ha iniziato a lavorare per buttarlo giù.

La prima vera battaglia è stata il No al referendum costituzionale.

Poi quando Renzi ha annunciato il nuovo congresso e che si ricandidava, prima ha candidato direttamente Speranza, ma quando ha visto che non c’erano chance, ha optato per i due forni.

Da un lato ha creato un nuovo partito. Dall’altro ha fatto candidare Emiliano contro Renzi.

Sapeva che non avrebbe avuto possibilità, ma questo gli avrebbe permesso di mantenere un certo controllo sul partito, pur restando fuori.

Infatti, già con la nascita del governo Gentiloni, D’Alema aveva ottenuto il ministero dell’interno con Minniti.

Ora con le elezioni la sua strategia è quella di buttare giù Renzi a tutti i costi, anche col rischio di regalare il paese a Berlusconi o a M5S (a cui LeU strizza l’occhio).

Ma fa parte della strategia anche mantenere un dialogo e per questo l’alleanza con Zingaretti.

Infatti, nei suoi intenti, l’idea è quella di impedire a Renzi di vincere, in questo modo ritiene che Franceschini e i suoi e tanti altri lo molleranno e si aprirà una nuova fase.

Che con un segretario del PD non renziano (anche lo stesso Orfini, che è stato braccio destro di D’Alema), potrebbe voler dire un’alleanza o addirittura una ricomposizione della frattura.

Questo però solo nel caso in cui Renzi smettesse di fare politica nazionale, anche indirettamente.

Renzi-D’Alema trova le differenze

Detto ciò, perché D’Alema non è credibile per un elettore di sinistra che non può vedere Renzi?

Immagino che trai motivi che spingano qualcuno a votare per LeU invece che per il PD, siano i seguenti:

D’Alema e Renzi sulle politiche del lavoro

Sul Jobs Act, ci sono idee molto confuse in giro.

Si parla tanto di precariato, si dice che Renzi ha distrutto il mercato del lavoro.

Ma lo sapete chi è che ha portato il precariato in questo paese? Non Renzi, non Berlusconi, ma D’Alema con la riforma Treu.

Da lì sono entrate quasi tutte le forme contrattuali precarie che ci sono ora. Berlusconi poi aggiunse i collaboratori a progetto (tolti da Renzi), ma il resto fu fatto da D’Alema che voleva abolire anche l’articolo 18.

Renzi e D’Alema sulla scuola

Sulla buona scuola…è legittimo fare critiche. Però faccio notare che per la prima volta dopo molto si investe sulla scuola.

Sapete chi è stato il primo a tagliare?

D’Alema con la riforma fatta da Luigi Berlinguer.

Da lì, fino al ministro Carrozza, si è continuato a tagliare o a mantenere stabili le spese in istruzione e ricerca. Senza contare le assunzioni bloccate.

D’Alema e Renzi e la costituzione

Sul tentativo (fallito) di riformare la costituzione: anche D’Alema lo fece e, anche il quel caso, accordandosi con Berlusconi.

La differenza è che nel caso di Renzi, quando Berlusconi si è tirato indietro, ha continuato comunque, sbattendo nel referendum; invece D’Alema tagliò una parte e presentò una riforma solo sulla riforma del rapporto stato-regioni, andando dietro la Lega, riuscendo ad approvarla.

Gli effetti nefandi di quella riforma, in termini di efficienza, burocrazia ed economici, li subiamo tuttora.

La sinistra e i rapporti col centrodestra

Sull’aver governato con partiti di centrodestra…innanzitutto vi chiedo: ma Mastella era di sinistra?

No, perché per molti anni il centrosinistra ha avuto lui tra le sue file, anche come ministro.

E Cossiga, Dini, Follini?

Inoltre la stessa gente che critica Renzi su questo, era quella che governava con Berlusconi, Alfano e Casini sotto il governo Monti. E poi con il governo Letta.

Finché loro guidavano il PD, andava bene, ora non più. Mah.

E poi c’è un punto: il PD non aveva vinto le elezioni nel 2013. Le circostanze economiche hanno reso necessario l’alleanza tra forze diverse per cercare di portare il paese fuori dalla crisi.

Casini…tutti lo vogliono, tutti lo cercano…

Sull’alleanza con Casini e Lorenzin, dico più semplicemente che Bersani cercava anche lui l’alleanza con Casini, Monti, perfino con Fini.

Renzi è riuscito, con la sua politica, ad attrarre pezzi del mondo moderato, cosa che voleva fare Bersani e a cui ammiccava lo stesso D’Alema.

Perciò, non vi sembra che i motivi per cui criticate Renzi siano gli stessi per i quali non dovreste votare D’Alema.

In generale tutta LeU non è credibile…o sono stati con Renzi fino a ieri, o c’erano prima (Vendola fece cadere il primo governo Prodi, che favorì il primo governo D’Alema, appoggiato tra gli altri da Cossiga).

Adesso che avete queste informazioni, valutate liberamente e saggiamente.

Con questo è tutto, alla prossima!

D’Alema con Berlusconi (Photo by Franco Origlia/Getty Images)
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