Site icon Giorgio Mariotti

Italia fuori dai mondiali: cosa aspetta il calcio italiano?

Annunci

Ciao a tutti e bentornati, oggi non posso proprio non parlare di quanto successo ieri sera, ovvero l’eliminazione dell’Italia dalla fase finale dei mondiali di Russia 2018.

Italia fuori dai mondiali: cosa aspetta il calcio italiano?

Mi scuseranno i tanti amici di altri sport che, legittimamente e per molti versi giustamente, vorrebbero che si parlasse di più delle vittorie che avvengono in tali sport, ma per le dimensioni del seguito e degli interessi economici che ci sono nel mondo del calcio non si può non parlarne.

L’Italia è una delle nazionali di calcio maschile più titolate al mondo, con 4 mondiali, 1 Europeo, 1 oro olimpico, 1 coppa internazionale, 1 mundialito.

Quanto è grave quello che è successo ieri? Tanto!

L’ultima volta che l’Italia non era riuscita ad accedere alla fase finale di un mondiale era successo nel 1958.

Adesso molti danno addosso al ct Ventura e vorrebbero un cambio di allenatore, magari Ancelotti o un ritorno di Conte.

Lasciatemi però dire che quello sarebbe un palliativo.

I problemi del calcio italiano sono molto più profondi.

Divertiamoci, facciamo un confronto tra l’Italia 2006 campione del mondo con Lippi e quella di oggi di Ventura.

Italia 2006 V Italia 2017

Innanzitutto si può vedere che nel 2006 i giocatori provenivano tutti da squadre di alta classifica e ne erano titolari.

Invece Ventura ha dovuto cercare giocatori anche in squadre di media-bassa classifica e all’estero.

La squadra di Lippi non si basava sugli oriundi, c’era solo Camoranesi, titolare nella juve.

Da Prandelli in poi invece, per cercare di “colmare” i deficit del calcio italiano, il numero di oriundi è aumentato. Ieri Jorjinho.

Ma la differenza più evidente è data dal fatto che la stragrande maggioranza dell’Italia 2006 era abituata a vincere nei club, a fare partite toste.

Buffon, Peruzzi, Cannavaro, Nesta, Pirlo, Gattuso, Del Piero, Inzaghi, tutti giocatori che sapevano cosa voleva dire vincere in Europa.

Totti aveva vinto uno scudetto con la Roma, l’equivalente di una Champions.

De Rossi e Gilardino avevano vinto un europeo under 21 e il bronzo ad Atene 2004.

Altri come Perrotta avevano vinto con le giovanili.

Zambrotta e Camoranesi avevano giocato una finale di Champions.

Toni aveva portato il Palermo e la Fiorentina in Europa e faceva oltre 30 goal l’anno.

Iaquinta aveva portato l’Udinese in Champions.


Se guardiamo i giocatori di oggi, il confronto è impietoso.

Buffon, Barzagli e De Rossi sono reduci dai mondiali del 2006, quindi sanno il fatto loro.

Chiellini e Bonucci, sono abituati a vincere con la Juve.

Tolti loro, c’è il deserto.

Abbiamo puntato su Verratti…ma quando mai è stato determinante?

Ieri abbiamo giocato in attacco con Gabbiadini (che nel Napoli fa la riserva), Belotti, Immobile ed El Sharaawi. Nessuno di loro sa veramente cosa voglia dire vincere cose importanti o arrivarci vicino.

Considerazioni simili si possono fare il centrocampo.

No, la realtà è che tolti quei pochi che ho nominato all’inizio, i reduci 2006 più Chiellini e Bonucci, non c’è nessuno all’altezza della squadra di Lippi o di quella di Sacchi o di Bearzot.

E quando hai pochi giocatori forti, o hai un allenatore con le palle come Conte che ha tirato fuori il meglio che avevano dentro, o sono cazzi.

Le colpe a tutti i livelli

Ma la domanda vera è: perché pochi italiani sono davvero di livello?

Principalmente il problema è che se già nel 2006 c’era una squadra con quasi tutti stranieri, l’Inter, adesso lo sono quasi tutte.

Nei vivai non si investe più sugli italiani, i club preferiscono riempirsi di stranieri.

E questo fa sì che i talenti non emergano e quando ce n’è uno, o sta in panca o si dà via.

Ci sono eccezioni. La Juventus ha una bella matrice italiana e ci investe.

Ma tutti devono fare di più e bisogna ritornare ad investire sui giovani italiani come fanno in Germania, Spagna, Francia.

Mi ricordo due esempi:

Questo è il vero dramma. Altro che il fatto che le proprietà di Milan, Inter e Roma sono straniere…

Quando nel 2014 il problema era già scoppiato, le società, con a capo Lotito, hanno pensato di mettere alla guida della FIGC Tavecchio, uno accomodante che permettesse loro di continuare a fare come cazzo gli pare.

Ma siccome c’era bisogno di una riscossa, hanno speso per metterci Conte.

Dopo, hanno detto “va beh, Conte costa troppo, prendiamo uno che investa sui giovani e costi poco. Tanto ci basta arrivare al mondiale”. E ci hanno messo Ventura.

Questi sono i risultati.

Perciò non si deve dimettere solo Ventura, ma anche Tavecchio e Lotito e ci deve essere un cambiamento radicale, investire nei vivai.

E una grossa responsabilità ce l’hanno anche i giornalisti, che parlano quasi esclusivamente di stranieri, invece che porre l’accento sugli italiani!

Questa è l’unica strada vera da percorrere per risollevare l’Italia, il resto sono palliativi.

Con questo è tutto, alla prossima!

Buffon, punto fermo dell’Italia dal 1997 a oggi
Exit mobile version