Ciao a tutti e bentornati, è passato un po’ di tempo dall’ultima volta, ma sono stato impegnato. Ma in questo modo ho anche avuto la possibilità di raccogliere materiale per alcuni prossimi articoli. Nell’articolo di oggi, un’intervista alla pratese Marta Pagnini, bronzo a Londra 2012 nella ginnastica ritmica ed oggi giudice internazionale di ginnastica.
Marta Pagnini, bronzo Londra 2012
Marta è cresciuta nella SG Etruria 1897 di Prato, la stessa società di Jury Chechi, ed in carriera ha ottenuto numerosi risultati, tra cui spiccano l’oro al mondiale di Montpellier 2011 nel generale, quello al mondiale di Stoccarda 2015 nei nastri, l’oro nella Coppa del Mondo a Kazan nel 2015 in cerchi/clavette e il bronzo olimpico ottenuto a Londra 2012 nel generale.
Nel 2015 è stata premiata nel concorso Gazzetta Sport Awards nella categoria “squadra dell’anno”, al 2° posto dietro la Juventus FC.
Capitano della squadra delle “farfalle” dal 2013, Marta Pagnini ha concluso la carriera dopo le olimpiadi di Rio 2016, arrivando al 4° posto (non arrivando al podio per 2 decimi di punto) ed ha intrapreso la carriera di giudice internazionale.
Passiamo all’intervista.
Intervista
A che età e come sei entrata nel mondo della ginnastica?
Ho iniziato a fare ginnastica all’età di 8 anni, per caso, in quanto io praticavo danza classica ed un po’ equitazione e poi mia mamma vedendoci esile e gracile di fisico voleva portarmi a fare ginnastica artistica.
Mi ha portato là ed il primo giorno le insegnanti della ritmica mi hanno vista ed hanno proposto a mia mamma di farmi cambiare sport da artistica a ritmica perché mi vedevano più portata per l’altro tipo di ginnastica.
Hai vinto la medaglia di bronzo nel concorso generale con la squadra delle “farfalle” alle Olimpiadi di Londra 2012. Cosa ti ricordi di quel momento? Cosa hai provato?
Le Olimpiadi di Londra sono state la mia prima olimpiade ed è stato un sogno che ho inseguito per tanti anni, perciò ho ricordi molto belli.
Avevo sia l’onore che l’onere di far parte di una squadra che aveva già vinto tanto ed io, insieme ad Andreea Stefanescu, ero la più giovane, e non era facile inserirsi in un gruppo di ragazze così esperte che avevano già tante medaglie al collo. Perciò far parte di quella squadra era un sogno che diventava realtà.
E’ stato tutto molto emozionante, il Villaggio Olimpico, i giorni di allenamento, i giorni della gara.
E’ stata una gara molto lunga, durata 4 giorni con un giorno di pausa in mezzo e mantenere la concentrazione non era facile però il risultato finale è arrivato ed avere una medaglia olimpica ha un valore inestimabile.
Quali sono i 3 momenti per te più importanti della tua carriera da atleta?
E’ difficile identificare solamente 3 momenti più importanti della mia carriera agonistica però, mi viene da dire il mio primo titolo, in cui ero piccola, un primo riconoscimento di quello che era stato il lavoro fino a quel momento.
Anche perché non sono partita in quarta, la mia prima gara non era andata proprio bene, e vincere un titolo regionale in quel momento per me significava molto e mi ha dato una maggiore autostima per poter andare avanti meglio.
Il 2° momento è quando è venuta ad allenarmi in Italia la mia allenatrice Olga Tishina che mi ha seguita da quando da quanto avevo13 anni circa fino alla mia entrata in nazionale ed è stata una svolta perché mi ha permesso di raggiungere un livello tecnico che mi ha fatta entrare nella squadra azzurra.
Il 3° momento è quando a fine 2012, dopo le olimpiadi di Londra, Emanuela Maccarani mi ha nominato capitano della squadra ed è stato molto bello, non solo perché si apriva una nuova fase per la squadra azzurra, ma perché mi ha dato la sua fiducia e da quel momento ho cercato di fare del mio meglio per meritarla ogni giorno.
Adesso sei diventata giudice internazionale. Com’è stare dall’altra parte?
La scelta di diventare giudice internazionale è stata spontanea. Abbiamo deciso insieme alla Federazione che sarebbe stato interessante, un percorso adatto alla mia persona, sicuramente per la voglia di rimanere nell’ambiente, di seguire ancora la nazionale sia da un punto di vista delle individualiste che la squadra, e anche grazie alla conoscenza delle lingue che, per fortuna, parlo già da qualche anno, sia inglese che russo, che in una giuria internazionale sono molto utili.
Giudicare direi che è un’emozione diversa. Sicuramente è difficile nascondere l’emozione quando entrano in pedana le nostre ragazze, però sto cercando di inserirmi nell’ambiente e di essere il più obbiettiva possibile per imparare al meglio come si svolge quest’altro ruolo importante e speriamo che mi porti lontano anche questa strada qui.
Alle Olimpiadi di Rio 2016 non abbiamo preso medaglie e ci sono stati solo due quarti posti, quello delle “farfalle”, di cui tu eri il capitano, e quello di Vanessa Ferrari. Era da tempo che non succedeva.
Come vedi la situazione attuale della ginnastica, sia da un punto di vista economico che sportivo?
Le Olimpiadi di Rio non sono andate sicuramente come speravamo né per noi né per Vanessa, penso, e questo è un motivo di grande rammarico e di grande tristezza perché le Olimpiadi sono l’obbiettivo per il quale si lavora per 4 lunghissimi e durissimi anni, e quindi non è facile da accettare, ma purtroppo in un sport dal giudizio soggettivo si può incorrere anche in questo.
Io direi che arrivate alle Olimpiadi tutte le squadre raggiungono un elevatissimo livello tecnico e non essendoci né un cronometro, né una linea di arrivo, quei pochi centesimi si devono basare su un giudizio su carta e non è così semplice. C’è sempre qualcuno che ci rimane male, qualcuno che si aspettava di più.
Noi sicuramente la pensiamo così: la nostra squadra valeva tanto, valeva una medaglia, non è stato così.
Io l’ho accettato rincuorata da una medaglia che già avevo dalle Olimpiadi di Londra, però devo dire che le ragazze si sono rimesse subito all’opera, tant’è che quest’anno hanno già raggiunto grandissimi obbiettivi e la delusione di Rio è stata una grande molla per rimettersi sotto.
Tu, come Jury Chechi, sei cresciuta nell’Etruria Prato. Vedi degli atleti a Prato che a tuo avviso hanno le potenzialità per raggiungere i livelli raggiunti da te e da Jury?
L’Etruria Prato è una società centenaria e all’interno di quelle mura resterà sempre un pezzo del mio cuore perché ci ho passato la mia infanzia.
Abbiamo una buonissima scuola sicuramente di ginnastica, sia la ritmica che l’artistica hanno raggiunto importanti traguardi.
Io conosco di più la parte della ritmica ovviamente e devo dire che ci sono delle ragazze davvero promettenti, soprattutto le piccoline.
Però è necessario strutturare un programma di allenamento un po’ più intenso ed avere la possibilità di far allenare queste ragazze.
Soprattutto dando la possibilità di usufruire degli spazi, delle strutture, cosa che purtroppo, nonostante i successi, i risultati e la continuità, non ancora così scontata, né a livello societario, né a livello regionale o nazionale e questa è una grande pecca secondo me perché non vedo tutta questa disponibilità verso lo sport per far crescere le società, dalle piccole realtà a quelle più grandi.
Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi?
Nel mio futuro per il momento c’è la conclusione degli studi, perché sto finendo l’Università che avrei voluto già finire ma non ho potuto perché mi allenavo.
Ora ho messo una marcia più veloce per finire in tempi brevi. Faccio il corso di relazioni internazionali alla Cattolica di Milano e mi manca un anno di esami. Dopodiché vedremo cosa mi riserva il futuro.
Sicuramente non abbandonerò la ginnastica, ma ho anche tante altre passioni e mi voglio godere un po’ tutto, sia gli affetti, che la ginnastica che le passioni, forse è chiedere troppo, ma come sempre cercherò di incastrare tutto e di fare una cosa alla volta.
Ringraziando ancora Marta per la gentilezza e la disponibilità, con questo è tutto, alla prossima!!!