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Grazie Cristiano, grazie Portogallo

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Sono finiti gli europei di calcio Francia 2016. Come italiano avrei voluto festeggiare una vittoria azzurra, ma è andata diversamente, anche se i nostri sono usciti a testa altissima.

Devo dire che ero scettico riguardo all’allargamento a 24 squadre, ma devo dire che anche se molti hanno bocciato la formula, io l’ho trovata avvincente.

Temevo che ci sarebbe stato un abbassamento complessivo della qualità, che avrebbero partecipato squadre troppo deboli e che quindi avremmo assistito a goleade. Invece devo ricredermi. L’allargamento ha permesso a squadre meno conosciute ma organizzate di mettersi in mostra ed hanno tutte messo in difficoltà squadre più quotate.

C’è chi si lamenta del fatto che poi si è venuto a formare un tabellone squilibrato. Davvero? Eppure ha vinto una squadra che veniva da quella parte di tabellone. E poi, sinceramente, quando è stato fatto, non potevano mica pensare che l’Inghilterra e la Spagna sarebbero passate come seconde, vi pare?

Ma passiamo all’aspetto sportivo. Sono veramente contento che abbia vinto il Portogallo. A livello di club una grande tradizione calcistica con squadre come Porto e Benfica. Eppure a livello di nazionale non avevano mai vinto nulla. Adesso, con questo trionfo, entrano nella storia. Giusto. Certo, se c’è un Dio del calcio, dovrebbe far vincere anche un mondiale sia al Portogallo che all’Olanda. Ma tempo al tempo.

Questa è stata una vittoria non di un solista, ma di un collettivo, guidato da Fernando Santos, che avrà anche vinto solo una partita nei 90′, ma ha mostrato solidità difensiva ed intelligenza tattica.

Ma è anche la vittoria di Cristiano Ronaldo. In questi anni è stato definito come un robot, come se non fosse umano. Ma io, che lo seguo da quando nel 2004 piangeva dopo la finale persa contro la Grecia, sapevo che erano descrizioni ingenerose. Ieri improvvisamente tutto il mondo ha capito un po’ di più, non il giocatore, ma l’uomo. Quando si è infortunato, e lui piangeva per dolore e rabbia, io devo dire che ho temuto il peggio. Invece i suoi compagni si sono fatti forza, hanno dato il 200%.

Rui Patricio ha fatto delle parate che sembrava il Buffon del 2006. Sanches sembrava Davids.

Poi è entrato Eder, l’unico centravanti vero del Portogallo. Cristiano non era in campo, ma tornato in panchina, ha fatto di fatto da vice allenatore…Zoppettava dappertutto, dava indicazioni, urlava.

E al goal di nuovo le lacrime hanno toccato il suo volto…un sapore diverso, di felicità. E al fischio finale allora s’è lasciato andare e poi ha alzato la coppa.

Questo è Cristiano Ronaldo. Non solo l’uomo delle statistiche e dei record. Ma quello che ci mette vera passione, che non ha mai smesso di dare il massimo, che ha invitato la moglie di Borgonovo alla partita, che ha dato una parte dei suoi guadagni ai bisognosi, che è stato in grado di vincere la Champions con due squadre diverse e giocatori diversi, che con la nazionale non s’è mai arreso e che adesso è entrato nella storia, riuscendo in quello che gente come Rui Costa, Figo, Deco non erano riusciti.

Questo vuol dire essere campioni. Dite a Messi che si fa così.

Le lacrime di Cristiano Ronaldo dopo il goal di Eder

 

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