Forse molti di voi non sanno che il 17 Aprile si va al voto per un referendum abrogativo che è stato soprannominato “delle trivelle”.
E’ stato proposto più che altro dai governi di alcune regioni, più Possibile di Civati, SEL e pochi altri.
Il tema, come detto prima, è quello degli impianti di trivellazione metano/petrolio in mare.
Ma vediamo di capire su cosa si vota e su cosa no:
Il quesito NON chiede se si è favorevoli o meno alle trivellazioni in mare. Quindi, per quanto chi è per il Sì al referendum abbia semplicisticamente posto in questi termini la questione, ha detto delle falsità.
In realtà l’intento di questo referendum è molto tecnico ed è quello di abrogare un articolo della legge “Sblocca Italia”. Andiamo con ordine.
Tempo addietro, venne data la possibilità di estrarre gas o petrolio nei 12 km dalla costa. Sono state date quindi delle concessioni per l’estrazione da questi giacimenti. Successivamente è stato PROIBITO di creare nuovi impianti per l’estrazione entro i 12 km. E fuori si è in acque internazionali.
Ma, cosa è successo a quegli impianti? Hanno continuato a lavorare, dando lavoro a 30 mila persone.
Cosa ha fatto il governo con lo “Sblocca Italia”? Ha pensato: le concessioni hanno una scadenza, alcune tra qualche anno. Dato che in ogni caso non si potranno costruire altri impianti, perché dovremmo non rinnovare automaticamente le concessioni e mandare a casa 30 mila persone? Quindi nella legge hanno semplicemente stabilito di mantenere le concessioni fino alla fine del giacimento. Quando finirà il giacimento? Boh, anche domattina, non si può sapere.
Il governo ed i partiti che ne fanno parte (PD, AP, SC, PSI, SVP, PI) hanno indicato di non andare a votare, per ovvi motivi. Ma all’interno di questi partiti c’è chi va a votare o Sì o No. FI ha lasciato libertà di coscienza, idem Lega e FDI. M5S vota Sì solo per opporsi al governo.
Detto ciò personalmente non andrò a votare, ma vediamo perché:
Non viene raggiunto il quorum o vince il No-> Tutto rimane così com’è. Gli impianti rimangono attivi fino ad esaurimento e 30 mila persone continueranno ad avere un lavoro, almeno per qualche anno. Poi non verranno più fatti altri impianti entro i 12 km.
Vince il sì (con raggiungimento del quorum)-> Chi ha le concessioni non le avrà più. 30 mila persone perdono il posto di lavoro. Si crea un buco legislativo/giuridico: Nessuno gestisce gli impianti. Vengono lasciati al degrado. Rischio di ingenti danni ambientali come conseguenza.
Ecco perché non andrò a votare. Se mi chiedeste se sono d’accordo o meno sulle trivellazioni marine, direi di no. Ma non è questo il caso. Mi spiace per chi ha proposto il referendum, sono sicuro che avesse le migliori intenzioni, ma la realtà è che se passasse ci sarebbero danni maggiori.
Certo, potrei andare a votare per il No. E se poi viene raggiunto il quorum? Vero, possibilità remota, ma non va esclusa. Quindi “Non aderire, né sabotare” (Gaetano Salvemini) e per questo non andrò a votare.